Alta tensione tra Usa e Russia. Soffiano venti di guerra fredda

Pubblicato il 30 marzo 2016 da redazione

President Barack Obama participates in a bilateral meeting with Russia’s President Vladimir Putin during the G20 Summit, Monday, June 18, 2012, in Los Cabos, Mexico. (AP Photo/Carolyn Kaster)

President Barack Obama participates in a bilateral meeting with Russia’s President Vladimir Putin during the G20 Summit, Monday, June 18, 2012, in Los Cabos, Mexico. (AP Photo/Carolyn Kaster)

MOSCA. – Tra Mosca e Washington tornano a soffiare gelidi i venti della guerra fredda. All’annuncio degli Usa di voler schierare stabilmente una brigata corazzata lungo il confine est della Nato per prevenire ogni tipo di aggressione da parte della Russia, Mosca ha reagito digrignando i denti e minacciando “una risposta assolutamente asimmetrica” ed “efficace”.

Nonostante i passi avanti fatti in Siria, e le promesse di maggiore cooperazione contro i terroristi in Libia e nello Yemen, Cremlino e Casa Bianca si comportano ancora da avversari. E si sfidano. Il piano di rafforzamento in Europa orientale presentato dal Pentagono dovrebbe partire tra meno di un anno, nel febbraio del 2017, e prevede il dispiegamento di una brigata corazzata forte di circa 4.200 militari, carri armati e mezzi blindati, tra sei paesi della Nato: Lituania, Estonia, Lettonia, Polonia, Romania e Bulgaria.

Con questa nuova unità, l’esercito americano disporrà in tutto di tre brigate in Europa, che in caso di conflitto – assicura il ministero della Difesa di Washington – potranno costituire rapidamente una divisione perfettamente equipaggiata. E questa è comunque solo una parte delle truppe a stelle e strisce presenti nel Vecchio continente, che contano in totale su circa 65.000 soldati.

Mosca in ogni caso ha avvertito che non starà a guardare. “Non siamo osservatori passivi”, ha dichiarato il rappresentante della Russia presso la Nato, Aleksandr Grushko, assicurando che Mosca realizzerà gradualmente “tutte le misure militari necessarie per compensare questo rafforzamento non giustificato da nulla”.

A deteriorare le relazioni tra Russia e Occidente è stata la crisi ucraina, con l’annessione della Crimea da parte di Mosca nel marzo di due anni fa e il presunto sostegno militare della Russia ai separatisti del Donbass. Ed è a questo che ha fatto riferimento il vice segretario alla Difesa Usa, Robert Work, per giustificare la scelta americana di flettere i muscoli in Europa: il piano – ha affermato – serve a tranquillizzare i paesi dell’est preoccupati da “una Russia aggressiva”.

Le tensioni tra Mosca e Washington sono evidenti. L’ennesima prova è il boicottaggio da parte di Vladimir Putin del summit sulla Sicurezza nucleare in agenda a Washington in questi giorni. Nessun passo indietro per il Cremlino: la decisione di non partecipare al vertice americano è confermata. Il motivo? “Abbiamo riscontrato una mancanza di interazione nell’elaborazione preliminare dei temi e degli argomenti del vertice”, spiega il portavoce del presidente russo.

Dietro però, secondo alcuni esperti, potrebbero esserci motivazioni più prettamente politiche: “La Russia tratterà gli Usa da pari a pari dove sa di essere utile, ma non andrà a Washington a baciare l’anello al presidente Obama”, afferma il direttore del Programma Russia ed Eurasia del Carnegie Center, Eugene Rumer, ai microfoni di Fox News. Il Cremlino non vuole insomma lasciare l’iniziativa alla Casa Bianca. E non andando al Vertice, nega agli americani padroni di casa la partecipazione di una delle maggiori potenze nucleari a un summit che ha come tema la sicurezza atomica. Un grave smacco per Washington.

“La Russia si sta isolando da sola”: è stato il commento di Ben Rhodes, uno più stretti collaboratori di Barack Obama. Ma il ministero degli Esteri russo denuncia “un tentativo di imporre alle organizzazioni internazionali il punto di vista di un limitato gruppo di Stati” nel campo della sicurezza nucleare.

L’assenza di Putin al quarto Nuclear Security Summit non sorprende più di tanto. Del resto, all’ultimo Vertice, svoltosi due anni fa all’Aja nel pieno della crisi ucraina, il leader della Casa Bianca diede un vero e proprio schiaffo diplomatico a Putin: “La Russia – disse – è una potenza regionale che minaccia alcuni dei suoi immediati vicini, non per la sua forza ma per la sua debolezza”. Parole che il presidente russo difficilmente ha dimenticato.

(di Giuseppe Agliastro/ANSA)

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