Conte, grande differenza di tasso tecnico con l’Europa

Antonio Conte, head coach of Italy (C) watching the international soccer match between Germany and Italy, at the Allianz Arena in Munich, Germany, 29 March 2016. EPA/SVEN HOPPE
Antonio Conte, head coach of Italy (C) watching the international soccer match between Germany and Italy, at the Allianz Arena in Munich, Germany, 29 March 2016.  EPA/SVEN HOPPE
Antonio Conte, head coach of Italy (C) watching the international soccer match between Germany and Italy, at the Allianz Arena in Munich, Germany, 29 March 2016. EPA/SVEN HOPPE

ROMA. – Erano 10 anni fa, esattamente, quando il Bundestag tedesco convocò l’allora ct Jurgen Klinsmann per chiedere conto dell’incredibile sconfitta in casa dell’Italia, un 4-1 devastante con il mondiale alle porte. A parti invertite, non era nelle cose che lo stesso succedesse in Italia con Antonio Conte; e infatti non è successo, non solo per gli impegni della politica. La brutta sconfitta di Monaco toglie il velo ai problemi di tutto il calcio italiano ma non era impossibile da prevedere, per chi – come dice Conte – ha ben chiaro il punto della situazione.

Quanto al ct, prima durante e dopo ha sempre dichiarato di avere “idee chiare”: sulle convocazioni, sul gruppo Italia e sul grado di difficoltà. La notte di Monaco ha fatto rispolverare un termine: spread, quello che c’è tra Italia e grandi d’Europa.

“A mente fredda lo ripeto: non boccio nessuno, neanche dopo Monaco. Mi fido dei miei ragazzi, non ci sono giocatori che potevo convocare e ho lasciato a casa: alcuni li ho provati rischiando di tasca mia, altri li avrei voluti avere più tempo. Le idee le ho chiare – dice all’Ansa – le due amichevoli mi hanno aiutato a restringere i dubbi. Le risposte le ho avute”.

E va da sè che sono incluse quelle positive e quelle negative. “Non mi piaceva l’esaltazione dopo la Spagna, non mi deprimo ora: dobbiamo restare con i piedi ben piantati a terra, sapevamo che il gap dalle grandi è ampio, dobbiamo ricordarci tutti del punto in cui siamo”. Ovvero ancora nella crisi. Lo dicono i numeri dei club italiani in Europa e l’impietoso confronto di velocità e intensità con i grandi campionati esteri.

Per Conte, poi, ci sono anche altri numeri: il disastro mondiale, l’invasione di stranieri che riduce del 50% i convocabili della serie A in 10 anni, i pochi giorni a disposizione per allenare. Di promesse non mantenute il ct ha parlato apertamente: ora oltre ai mancati stage (nei quali avrebbe voluto vedere da vicino Jorginho, ad esempio) dovrà tarare la preparazione del ritiro pre Euro sulle date della finale di Coppa Italia.

Con la differenza di tasso tecnico emersa a Monaco (palese il confronto Ozil-Kroos con Thiago Motta-Montolivo), aumenta il peso specifico dell’aspetto fisico. “C’era troppa euforia prima: siamo una buona squadra se abbiamo corsa – l’analisi di capitan Buffon – ma vedrete, qualcosa tireremo fuori”. All’interno del gruppo azzurro, è come se ci si sentisse in un “vicolo cieco”: non c’è destra o sinistra per svoltare, la direzione è unica e per ora è impossibile sapere se il muro arriverà agli ottavi o solo in fondo al prossimo Europeo.

Conte ci si deve sentir stretto, se è vero che in prospettiva la situazione ha pesato sulla scelta di non rinnovare con l’azzurro. Intanto, già dal volo notturno di ritorno, il ct si è messo ad analizzare i dati statistici della partita di Monaco: una contraddizione bella e buona. Pende per gli azzurri la bilancia di tiri (9/8), assist (8/6), dribbling (11/8), palloni recuperati (53/50), ma dietro al 4-1 c’è la bilancia tedesca più pesante: 57 per cento di possesso palla contro il 43, 49 a 36 nell’indice di pericolosità dei tedeschi, senza tener conto che il tasso tecnico non si misura.

Questi numeri tornano però preziosi per la lista dei 23, di cui 16 certi. Lo schema è semplice: sette difensori, otto centrocampisti e cinque attaccanti, scelti in base a tre criteri, ovvero capacità di integrarsi nel gruppo, intercambiabilità, adattabilità ai due schemi base (3-5-2 e 3-4-3).

Perciò con i portieri (BUFFON, SIRIGU, PERIN), a oggi hanno certezze tra i difensori BONUCCI, CHIELLINI, BARZAGLI, DARMIAN; ASTORI è in vantaggio su Acerbi, ANTONELLI e DE SILVESTRI si giocano un posto, FLORENZI è un jolly difesa-centrocampo. In mezzo al campo, con VERRATTI e MARCHISIO (le cui assenze hanno pesato), sono punti fermi GIACCHERINI e CANDREVA. Per i posti degli altri due centrali PAROLO è in vantaggio su THIAGO MOTTA, SORIANO, JORGINHO, fuori corsa sembra Montolivo.

In avanti PELLE’ è centravanti titolare, ZAZA ancorché deludente (Conte aveva avvisato: chi gioca poco nel club avrà vita dura in azzurro) è alternativa unica; EDER non brilla in questa fase ma dà garanzie tecniche. Insigne e Bernardeschi escono con le ossa rotte dalla partita di Monaco: partire dal 1′ è cosa diversa che entrare dopo un’ora di gioco. C’è GIOVINCO sempre pronto, con EL SHAARAWY buono sia come seconda punta sia come esterno. Questa è l’Italia, oggi.

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