Il premier belga era nel mirino dei terroristi

Pubblicato il 31 marzo 2016 da redazione

Charles Michel

Charles Michel

BRUXELLES. – Non si allenta la tensione a Bruxelles dove nuove indiscrezioni rivelano che la cellula terrorista aveva messo gli occhi su un altro obiettivo, oltre ad aeroporto e metropolitana: il palazzo del Governo e la residenza del premier Charles Michel, entrambi molto vicini all’ambasciata americana.

Nel computer sequestrato nel loro covo di Schaerbeek, dove i kamikaze e i loro complici hanno vissuto e fabbricato bombe, sono state trovate foto e piantine dei palazzi del potere, ora tutte anche nelle mani dell’Fbi che aiuterà i belgi a decriptare i file nascosti e i dati negli iPhone dei terroristi.

Intanto la città, in cerca di una sua normalità, assiste al crollo del turismo proprio durante le vacanze pasquali, che terminano domenica: metà delle prenotazioni sono state cancellate, e l’aeroporto principale resta ancora chiuso. Le foto del palazzo del capo del Governo e quelle della sua residenza privata erano nello stesso computer portatile dove è stato trovato il ‘testamento’ del kamikaze di Zaventem, Ibrahim El Bakraoui.

Il sospetto che fosse uno degli obiettivi valutati ha portato immediatamente ad innalzare la protezione degli edifici, confinanti con la sede dell’ambasciata Usa, con la quale sono state condivise le informazioni. Il timore di un altro attacco è sempre vivo, anche perché la cellula belgo-francese è lontana dall’essere annientata. Secondo la Cnn, sarebbero ancora otto le persone ricercate per gli attacchi di Bruxelles e Parigi.

Tre di esse avrebbero legami diretti con Olanda, Svezia e Germania. Due hanno avuto legami con Abaaoud e con Salah Abdeslam che li avrebbe incontrati a Ulm a settembre scorso. Uno sarebbe un belga di origine maliana, Yoni Patrick M., 25 anni, andato in Siria una prima volta ad aprile 2013, tornato in Belgio a giugno, arrestato e rilasciato.

Nel gennaio 2014 sarebbe ritornato in Siria, stavolta con Abaaoud ed il fratello Younes. L’Isis aveva annunciato la sua morte con un messaggio Twitter che sarebbe risultato falso. L’altro sarebbe Naim A,. un siriano di 28 anni, legato all’attentato del 22 marzo a Bruxelles e starebbe usando documenti falsi.

Intanto, per evitare che la tensione monti e che si ripetano gli incidenti di domenica con i neonazi in piazza, il comune di Molenbeek ha vietato la manifestazione convocata domenica nella piazza principale del quartiere dal gruppo francese di estrema destra anti-Islam ‘Génération identitaire’. Le autorità stanno pensando a misure per impedire agli estremisti di raggiungere la città a partire da stazioni ferroviarie e metro.

“Non c’è posto per loro a Molenbeek, viviamo un periodo in cui bisogna testimoniare con raccoglimento e riserbo”, ha detto il sindaco. Se le indagini sono sempre ferme alla ricerca de ‘l’uomo col cappello’ e del possibile complice del kamikaze di Maelbeek, anche sul fronte della sicurezza interna non ci sono progressi.

Il Parlamento belga non riesce ancora a trovare un accordo sulla creazione della commissione d’inchiesta parlamentare annunciata dopo gli attentati per fare luce su possibili sviste o malfunzionamenti del sistema, e rinvia tutto a una nuova riunione venerdì. I capigruppo continuano a litigare sulle basi, cioè quale periodo dovrebbe coprire l’indagine a quali ambiti.

(di Chiara De Felice/ANSA)

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