Panama Papers, i magistrati italiani sulle tracce della lista

Pubblicato il 05 aprile 2016 da redazione

giustizia14

TORINO. – Interessa anche le procure d’Italia lo scandalo Panama Papers. I magistrati di Milano stanno studiando come accedere ai nomi dei ‘Paperoni’ di tutto il mondo che avrebbero nascosto ingenti tesori nel paradiso fiscale. Come quello di Giuseppe Donaldo Nicosia, coinvolto in un procedimento per frode fiscale e bancarotta con Marcello Dell’Utri.

Analoghi accertamenti sono in corso da parte della guardia di finanza di Torino, incaricata dalla procura subalpina di “acquisire dati e informazioni” sull’elenco reso noto in Italia da L’Espresso. Nicosia, stando a quanto emerso in questi giorni, sarebbe stato uno dei clienti dello studio legale internazionale Mossack Fonseca, al centro della vicenda internazionale che ha portato il premier d’Islanda ad offrire le proprie dimissioni.

Il procedimento milanese nei confronti dell’imprenditore, latitante da due anni, e di Dell’Utri, ex senatore Pdl ed ex presidente di Publitalia in carcere a Parma per una condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, è già all’udienza preliminare. Sono accusati a vario titolo, insieme ad altre sette persone, di avere frodato il Fisco per oltre 43 milioni di euro.

Frode realizzata attraverso gli spazi pubblicitari venduti dai concessionari Publitalia 80 e Rti per le reti Mediaset e da Sipra spa per le reti Rai (società non indagate), con l’interposizione di società ‘cartiere’ e tramite fatture inesistenti per circa 258 milioni di euro.

Per riciclare parte dei presunti profitti illeciti, l’imprenditore avrebbe creato due società offshore per mettere in piedi una finta compravendita di immobili a New York, sui quali per altro pendeva già una richiesta di sequestro dei magistrati milanesi.

Allo studio legale Mossack Fonseca si sarebbe rivolto anche Ahmid Raza Danaie, il medico di origini iraniane condannato in primo grado a Torino a cinque anni e nove mesi per essersi finto invalido. L’uomo avrebbe tentato di ‘piazzare’ nel paradiso fiscale 100mila euro, un quarto dei 400mila euro ottenuti da Inail e assicurazioni prima di essere smascherato e di finire in manette.

I baschi verdi stanno ora cercando di acquisire l’intero archivio dello studio legale panamense, per verificare se siano presenti o meno i nomi di altri torinesi. L’accertamento, però, potrebbe richiedere diverso tempo: i file in possesso degli investigatori torinesi sono criptati e solo la magistratura tedesca è in possesso di quelli ‘in chiaro’, per cui potrebbe essere necessaria una rogatoria internazionale.

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