Italia a caccia di evasori, presto rete con altri paesi

Pubblicato il 05 aprile 2016 da redazione

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ROMA. – L’accordo fiscale con Panama sarà bilaterale. Il governo l’ha approvato in Consiglio dei Ministri il 4 dicembre e ora è all’esame delle Camere. Fissa regole di tassazione tra i due Paesi ma soprattutto prevede lo scambio di informazioni ‘a richiesta’ ma secondo lo schema Ocse, che supera il segreto bancario. Solo che, anche se sarà approvato in tempi rapidi, sarà in vigore dal primo gennaio dell’anno successivo, cioè dal 2017. Non servirà quindi per ottenere le liste dei cosiddetti Panama Papers.

L’Italia si è già attivata per avere i dati e poi attivare controlli e verifiche. Gli 007 fiscali puntano soprattutto ad avere informazioni che possano essere valide anche per attivare le contestazioni e gli accertamenti fiscali. Di certo non sono in vista sconti o vie di fuga per nessuno. Non è stato riaperto il dossier della Voluntary Disclosure, dal quale il governo conta già di incassare 4 miliardi. Niente proroghe in vista, insomma.

I Panama Papers invece hanno dato il via a un nuovo filone di indagine, seguita dalla parte investigativa del fisco. L’Agenzia delle Entrate ha attivato la rete dello scambio di informazioni. Certo non con Panama, visto che l’intesa di scambio informativo e di norme contro le doppie imposizioni è all’esame delle commissioni Esteri, Bilancio e Finanze della Camera.

In salita è anche il percorso di richiesta informativa all’International Consortium of Investigative Journalists, che certamente garantisce riserbo alle fonti. Il confronto, invece, si sta attivando con gli altri Paesi che, come l’Italia, hanno deciso di andare a fondo, dal Regno Unito alla Francia. I prime feedback sarebbero più che positivi.

Di certo proprio in questi giorni è partito il progetto per la realizzazione della piattaforma informatica che consentirà ai Paesi di scambiarsi i dati in modo sempre più friendly. Ora, anche a fronte di un accordo di scambio informativo, i meccanismi sono invece più complessi. E i dati viaggiano su mail. Dopo non sarà più così e l’informazione sarà fruibile in tempo reale.

L’Italia punta molto al progetto, voluto dall’Ocse e spinto dal gruppo dei cinque principali Paesi europei, tanto che ha già stanziato le risorse per partecipare al progetto: si tratta di 150.000 euro che saranno pagati a giorni e l’Italia sarebbe così il terzo Paese a contribuire al progetto. Il Transmission System (CTS) sarà sotto l’egida Ocse e partirà, per i molti paesi che vi aderiscono, dal primo gennaio 2017.

E’ invece impantanato alla Camera l’accordo con Panama per lo scambio di informazioni e per regolamentare i meccanismi di tassazione tra i due Paesi. Una prima intesa, stilata dal governo Berlusconi nel 2010, non è mai andata in porto. E’ stata rinegoziata e il governo l’ha portata in Cdm il 4 dicembre. Ora è all’esame delle commissioni parlamentari. Doveva entrare in vigore già quest’anno ma al momento l’iter è ancora in corso e – come stabilisce il testo – le norme scatteranno dall’anno successivo all’approvazione. In pratica dal 2017.

Il governo prevede un minor gettito per 308 mila euro, ma anche un fruttuoso scambio di informazioni che saranno non automatiche ma su richiesta. Per Panama, che è considerato tra gli irriducibili, si tratta di un’apertura al confronto con l’Italia. Ma certamente il Paese rimarrà tra i meno permeabili.

Il cerchio sui Paradisi Fiscali però si stringe, anche perchè il governo italiano ha firmato negli ultimi ben 19 accordi che prevedono scambi informativi: da quelli con Svizzera e Lussemburgo a quella con le piccole isolette (dalle Cook alle Cayman, da Man a Guernsey) che l’immaginario collettivo identifica come ‘paradisi’ che però sul fronte fiscale lo sono ora sempre meno.

(di Corrado Chiominto/ANSA)

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