I Panama Papers puntano la Cina

Pubblicato il 06 aprile 2016 da redazione

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PARIGI. – Dopo i conti segreti di Putin quelli del gotha del Partito comunista cinese. La bufera Panama Papers si dirige verso Pechino, con le nuove rivelazioni che rischiano di creare grandissimo imbarazzo a Xi Jinping che ha fatto della lotta alla corruzione la priorità della sua presidenza. Secondo il Guardian, nei documenti filtrati dallo studio panamense Mossack Fonseca ci sono anche i nomi di familiari di otto fra i più importanti dirigenti del Pcc.

In particolare, fra coloro che per sfuggire al fisco avrebbero utilizzato compagnie offshore compaiono il cognato del presidente cinese Xi, il genero di Zhang Gaoli, membro del politburo cinese, la figlia di Li Peng, che guidò la repressione contro i manifestanti di piazza Tiananmen, e la nuora di Liu Yunshan, il capo della propaganda, che sarebbe stata azionista e direttrice di una società registrata nelle Isole Vergini.

Intanto torna la polizia negli uffici del governo del calcio, che finisce ancora una volta travolto da accuse di corruzione ed evasione. Prima, i sospetti sul nuovo presidente della Fifa, Gianni Infantino, adesso la perquisizione negli uffici Uefa di Nyon, in Svizzera, alla ricerca di carte sull’attribuzione dei diritti televisivi della Champions League.

Nel bel mezzo della tempesta scoppia anche la ‘guerra dei leaks’, con l’organizzazione di Julian Assange che accusa il Consorzio di giornalisti investigativi all’origine dei Panama Papers di attaccare Putin per conto degli Stati Uniti. A pochi mesi dallo scandalo planetario della Fifa, che ha travolto anche il presidente Uefa Michel Platini, ecco che le rivelazioni sulle società offshore riaccendono i riflettori su pratiche opache nell’attribuzione dei diritti tv. A partire da quelli per l’Ecuador, affidati alla società Cross Trading, citata nei Panama Papers.

L’Uefa ha diramato un comunicato in cui assicura di aver “fornito alla polizia federale tutti i documenti in suo possesso” e di voler “cooperare in modo completo”. Così come Infantino ha ribadito di non avere nulla da temere dalle indagini: “Sono per la trasparenza e a disposizione per ogni chiarimento”.

Nel settembre 2006, la Cross Trading acquisì dall’Uefa i diritti tv della Champions per il 2006-2009, pagandoli 111.000 dollari. Nel marzo seguente, vi aggiunse per 28.000 dollari anche i diritti per l’Europa League e la Supercoppa europea. A questo punto entrano in scena Hugo e Mariano Jinkis, due faccendieri argentini perseguiti dalla giustizia americana nel quadro dello scandalo Fifa.

Infantino avrebbe firmato nel 2006 e nel 2007 quei contratti di cessione di diritti a nome dell’Uefa con la società offshore dei Jinkis. I due sono accusati di aver versato decine di migliaia di dollari di tangenti in cambio di tali diritti di diffusione in Sudamerica. Inoltre, si è dimesso Juan Pedro Damiani, membro del comitato etico Fifa, che secondo i file della Mossack Fonseca ha fatto da intermediario nell’affare con il suo studio legale, ed ha lavorato per oltre 400 società offshore. Sette sarebbero state legate all’ex presidente Fifa Eugenio Figueredo.

In serata, il siluro di Julian Assange e della sua Wikileaks, che con un tweet ha attaccato il miliardario americano George Soros e il consorzio investigativo di 109 media (ICIJ) accusandoli di essere strumento di un complotto anti-Putin sostenuto dagli Usa. “L’attacco contro Putin – scrive WikiLeaks, che proprio questa settimana ha celebrato i sei anni dal suo primo scoop, il video di soldati americani che aprivano il fuoco su civili – è stato scritto dall’OCCRP, organismo che ha nel mirino la Russia e le ex repubbliche sovietiche ed è finanziato da USAID e da George Soros”.

Pur riconoscendo il ruolo di OCCRP (Organized Crime and Corruption Reporting Project), l’organizzazione di Assange denuncia il fatto che “gli Usa finanziano direttamente gli attacchi dei Panama Papers contro Putin”. L’accusa al Consorzio di essere filo-Usa è già venuta nelle ultime ore da diversi ambienti della destra e dei seguaci di Putin nel paesi occidentali.

“Noi non siamo Wikileaks – aveva detto il direttore dell’ICIJ Gerard Ryle in un’intervista – noi cerchiamo di dimostrare che è possibile fare giornalismo in modo responsabile”. Per Assange invece, “l’ICIJ, finanziata da Soros e con sede a Washington, ha un problema con Wikileaks”.

In Islanda, nonostante le dimissioni del primo ministro, le manifestazioni continuano. In centinaia, nella piazza del Parlamento di Reykjavik, chiedono le dimissioni di tutto il governo, ma la coalizione fa fronte comune e resiste.

In Francia, il ministro delle Finanze, Michel Sapin, ha annunciato che chiederà all’Ocse di reinserire Panama nella lista nera dei paesi che non cooperano in materia di trasparenza fiscale, proprio come ha fatto ieri il governo di Parigi. Nel complicato intreccio di finanziamenti illeciti e società offshore non poteva mancare una società lussemburghese di cui è socio anche Dominique Strauss-Kahn.

A Londra, il primo ministro David Cameron ha fatto trapelare che né lui né i suoi figli godranno mai “neppure in futuro” dei fondi offshore della società finanziaria creata nei paradisi fiscali caraibici dal suo defunto padre, Ian, nel 1982 e che per oltre 20 anni non ha pagato tasse nel Regno Unito.

(di Tullio Giannotti/ANSA)

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