Trump e Clinton tremano, trionfo di Cruz e Sanders in Wisconsin

Republican presidential candidate Sen. Ted Cruz, R-Texas, speaks as his wife Heidi listens during a primary night campaign event, Tuesday, April 5, 2016, in Milwaukee. (ANSA/AP Photo/Paul Sancya)
Republican presidential candidate Sen. Ted Cruz, R-Texas, speaks as his wife Heidi listens during a primary night campaign event, Tuesday, April 5, 2016, in Milwaukee. (ANSA/AP Photo/Paul Sancya)
Republican presidential candidate Sen. Ted Cruz, R-Texas, speaks as his wife Heidi listens during a primary night campaign event, Tuesday, April 5, 2016, in Milwaukee. (ANSA/AP Photo/Paul Sancya)

WASHINGTON.- Tremano Donald Trump e Hillary Clinton, i due frontrunner repubblicano e democratico eclissatisi nel silenzio dopo essere stati sconfitti con un margine di circa il 13% nelle primarie del Wisconsin dai loro inseguitori, rispettivamente Ted Cruz e Bernie Sanders. Entrambi adesso sono convinti che sia arrivato il loro ‘momentum’, il punto di svolta.

Le loro vittorie, se ne seguiranno altre, potrebbero impedire ai rivali di conquistare la maggioranza dei delegati rendendo più concreto lo spettro di una “brokered Convention”, ossia di una Convention nella quale dopo ogni votazione aumenta il numero di delegati liberi di votare per un candidato diverso da quello cui erano vincolati, compresi eventuali outsider.

Uno scenario più probabile in campo repubblicano, dove l’establishment del partito, pur non amando Cruz, sta facendo quadrato su di lui per fermare l’ancora meno amato Trump. Lo ha denunciato anche il tycoon, accusando lo sfidante di essere “peggio di un burattino, un cavallo di Troia usato dai capi del partito nel tentativo di rubarmi la nomination”.

“Una vittoria incredibile, un momento di svolta, ora abbiamo una scelta, una vera scelta”, ha commentato Cruz davanti ai suoi fan in tripudio. Un successo importante per lui, perché colto in un altro grande Stato americano, così lontano e così diverso dal suo Texas: in Wisconsin, pur beneficiando del voto anti Trump, ha dimostrato di poter andare oltre il suo tradizionale elettorato evangelico e ultra conservatore, raccogliendo il 48,2% dei consensi e assicurandosi 36 delegati su 42.

A suggerire che il vento potrebbe cominciare a girare a suo favore è anche un sondaggio Reuters, che registra il suo primo sorpasso a livello nazionale su Trump: 39% contro 37%. Dopo aver sfidato le leggi di gravità, il magnate è ripiombato sulla terra con una preoccupante battuta d’arresto (35,1%) che interrompe il suo momento magico e frena la sua corsa verso la Casa Bianca.

Una scivolata che arriva alla fine della sua peggiore settimana elettorale, con cali nei sondaggi nazionali, prime sedie vuote ai comizi e una serie di gaffe che l’hanno indotto a far scendere in campo la moglie Melania per recuperare almeno l’elettorato femminile. Non gli è servito neppure rilanciare in modo ancora più controverso la sua proposta di un muro anti immigrazione da far pagare al Messico, con la minaccia altrimenti di rivalersi sulle rimesse degli immigrati messicani in Usa.

Nel fronte democratico, Sanders strappa un successo importante proseguendo la striscia di vittorie, la sesta consecutiva. “Un segno del crescente momentum della nostra campagna”, ha commentato il senatore. Dalla sua l’affluenza record intorno al 40%, l’alta percentuale di indipendenti, la composizione demografica e sociale dell’elettorato (maggioranza bianca, tute blu e middle class).

Il distacco è netto, (56,5% a 47%), anche se non tale da fargli guadagnare molto nel conteggio dei delegati (47 contro 36). Ma è abbastanza per proseguire con entusiasmo la corsa e guardare con ottimismo ad una sfida cruciale, dopo i caucus, le assemblee elettoriali del Wyoming del 9 aprile dove è dato favorito: le primarie di New York (casa adottiva di Hillary, che qui è stata anche senatrice) il 19 aprile.

Prima ci sarà un duello tv a Brooklyn, dove è nato Sanders. “Non ditelo alla Clinton, è un po’ nervosa, ma credo di avere una eccellente chance di vincere a New York”, ha replicato il senatore, che da tre mesi surclassa la ‘Clinton machine’ nella raccolta di fondi elettorali.

Sfida più scontata nella Grande Mela in campo repubblicano: secondo l’ultima rilevazione della Monmouth University, il tycoon riscuote il 52% delle preferenze contro il 25% del governatore dell’Ohio John Kasich. Non va oltre il 17% Cruz, che è stato duramente contestato nel Bronx da alcuni membri della comunità latina. “Vattene da qui, non ti vogliamo”, gli ha urlato una donna. “Hai il tuo visto per il Bronx? Questa è una comunità di immigrati”, gli ha detto un giovane all’ingresso di un ristorante dominicano.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)

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