Braccio di ferro tra Francia e Santa Sede: Parigi rinuncia ad invio dell’ambasciatore gay

Pubblicato il 06 aprile 2016 da redazione

Parigi rinuncia alla nomina dell'ambasciatore gay in Vaticano

Parigi rinuncia alla nomina dell’ambasciatore gay in Vaticano

ROMA. – Dopo un braccio di ferro durato oltre un anno tra Eliso e Vaticano, la Francia ha definitivamente rinunciato alla nomina di Laurent Stefanini come ambasciatore Francia presso la Santa Sede. Secondo i media transalpini, infatti, l’attuale capo del protocollo di Francois Hollande, noto per la sua dichiarata omosessualità e a cui non è mai arrivato il gradimento vaticano, è stato nominato come nuovo ambasciatore di Francia presso l’Unesco.

Era dal 28 febbraio 2015 che mancava l’ambasciatore francese presso la Santa Sede, quando Bruno Joubert aveva lasciato la storica sede di Villa Bonaparte. Secondo la volontà dell’Eliseo doveva prendere il suo posto Laurent Stefanini ma il via libera da Oltretevere non è mai arrivato. La dichiarata omosessualità di Stefanini è stata sempre addotta, in particolare dalla stampa francese, come la ragione della mancata decisione da parte del Vaticano.

Papa Francesco nei mesi scorsi aveva anche incontrato, riservatamente, lo stesso Stefanini. Ma la situazione restava bloccata. “La prolungata assenza di un ambasciatore non ha comunque impedito che i rapporti tra la Francia e la Santa Sede seguissero un corso normale”, ha commentato il quotidiano cattolico ‘la Croix’ poco prima della “soluzione” della crisi diplomatica.

Era da tempo, comunque, che stava maturando l’idea a Parigi che la situazione si dovesse risolvere con una marcia indietro e con una destinazione diversa per Stefanini, che pure era stato in passato il numero due dell’ambasciata francese presso la Santa Sede. L’ostinato silenzio iniziale del Vaticano sul gradimento a Stefanini era apparso chiaramente come un rifiuto.

E la vicenda si era definita nel corso della visita fatta a Parigi nel giugno 2015 del segretario di Stato Pietro Parolin al presidente Hollande e al premier Manuel Valls: il primo collaboratore di papa Francesco, che pure aveva parlato di “dialogo aperto” sulla vicenda, aveva anche comunicato alle più alte autorità transalpine che il Vaticano non avrebbe accreditato l’ambasciatore designato.

Le due parti sono così rimaste ferme sulle rispettive posizioni: da una parte la Santa Sede che non dava il suo agreement a Stefanini, non tanto per la sua omosessualità quanto per l’idea che si volesse imporre una candidatura senza tenere conto del gradimento vaticano (con sullo sfondo comunque l’opposizione della Chiesa al “matrimonio per tutti”, quindi anche per i gay, approvato dal governo d’Oltralpe); dall’altra la Francia che non recedeva di un millimetro confermando la propria fiducia a Stefanini, “miglior candidato possibile”, e smentiva le voci sulla ricerca di un altro nome.

Ma ora le cose sono radicalmente cambiate e si apre il toto candidato: in un periodo non sospetto, ad ottobre, “Le Canard Enchaine’, il settimanale satirico francese sempre molto ben informato sui retroscena dell’Eliseo aveva parlato di un possibile arrivo a Roma di una donna. Ora si vedrà.

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