A un anno dal naufragio, al via il recupero del barcone degli 800 migranti

Pubblicato il 06 aprile 2016 da redazione

Localizzazione del barcone con a bordo più di 800 migranti affondato nella notte tra sabato e domenica 18-19 aprile

Localizzazione del barcone con a bordo più di 800 migranti affondato nella notte tra sabato e domenica 18-19 aprile

ROMA. – Adagiati sul fondale 370 metri sotto il livello del mare ci sono centinaia di corpi di migranti (tra 700 e 900) stipati da scafisti senza scrupoli in un peschereccio inabissatosi lo scorso 18 aprile nel Canale di Sicilia, a circa 100 chilometri dalla costa libica e a 200 da Lampedusa. E partirà simbolicamente proprio il prossimo 18 aprile, esattamente ad un anno da quella che è stata una delle più grandi tragedie marittime del Mediterraneo, l’operazione di recupero del barcone.

L’annuncio è stato dato al Viminale dal commissario straordinario del Governo per le persone scomparse, Vittorio Piscitelli. Già dal giugno scorso, su indicazione della presidenza del Consiglio, la Marina Militare ha avviato gli interventi di recupero dei corpi, grazie a veicoli a comando remoto che si sono immersi nelle profondità del Mediterraneo. Da allora sono stati prelevati dal relitto 169 cadaveri.

Secondo quanto riferito dai 28 superstiti erano circa 900 i migranti a bordo del peschereccio eritreo lungo oltre 20 metri affondato – ma la dinamica non è ancora chiara – in seguito al soccorso portato dalla nave portoghese King Jacob. Sempre la Marina coordinerà il recupero fornendo il necessario supporto logistico alla ditta trentina Impresub Diving and Marine Contractor che solleverà il barcone dal fondale tramite un sistema a pistoni.

“Le operazioni di recupero – ha spiegato Piscitelli, che ha parlato di “costi non contenuti” – dureranno un paio di giorni. La ditta è al lavoro ed è stata decisa un’accelerazione per approfittare delle favorevoli condizioni meteo”. Una volta riportato a galla, il relitto sarà condotto nel porto di Augusta.

Nel barcone, ha rilevato il prefetto, “si stimano ci siano non meno di 400 corpi, ma ci si aspetta qualche sorpresa, potrebbero essere anche di più anche se noi speriamo siano di meno”. I vigili del fuoco si occuperanno del prelievo dei corpi ammassati nella stiva.

“Sono state approntate – ha proseguito Piscitelli – quattro squadre di medici legali in modo da riuscire a completare in 20-25 giorni le identificazioni. Il tutto avverrà alla base Nato di Melilli, nel porto di Augusta, ed è possibile che venga allestita una tensostruttura all’interno della quale mettere i corpi in modo da evitare cattivi odori. Gli esperti della Sanità, comunque, hanno escluso pericoli epidemici”.

Ma l’operazione non finirà con il recupero dei cadaveri. Occorrerà poi seppellirli e non è agevole trovare posto nei cimiteri italiani. “Sarebbe quindi auspicabile – ha fatto sapere il commissario – individuare un’area ad hoc, anche in considerazione della dimensione del dramma vissuto da familiari e superstiti. Il piccolo Comune di Tarsia (Cosenza) ha proposto di riconvertire un ex campo di concentramento della seconda guerra mondiale a questo scopo ed il progetto va avanti”.

(di Massimo Nesticò/ANSA)

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