Kerry a Memoriale Hiroshima, tutti dovrebbero venire qui

John Kerry, center, joins Japanese and British ministers in laying wreaths at Peace Memorial
John Kerry, center, joins Japanese and British ministers in laying wreaths at Peace Memorial
John Kerry, center, joins Japanese and British ministers in laying wreaths at Peace Memorial

HIROSHIMA. – Non erano attese scuse formali, ma il proseguimento di un difficile percorso: Hiroshima 71 anni fa come simbolo di devastazione e follia umana, oggi sede del G7 e luogo di dibattito sulla non proliferazione nucleare. A poche ore dalla storica visita al Parco della Pace e al Museo dell’Atomica di Hiroshima come più alto rappresentante di un’amministrazione Usa, il segretario di Stato John Kerry ha raccontato le sue impressioni a un’ampia platea nella conferenza di fine vertice.

“Il memoriale è una rappresentazione scioccante di quanto accaduto in passato – ha detto, quasi raccontando i contenuti del messaggio lasciato sul libro degli ospiti del Museo -. Impatta su ogni senso della ragione e ricorda l’enorme complessità di ostacoli che si manifestano nelle comunità e nel mondo quando si verifica la guerra”.

Kerry ha aggiunto di augurarsi che un numero maggiore di leader possa visitare un giorno Hiroshima, e ha affermato che le immagini, l’impronta di quanto è avvenuto, sono i modi più tangibili per non ripetere gli stessi errori.

In Giappone le associazioni pacifiste e degli ‘hibakusha’ (i sopravvissuti all’atomica) hanno sollecitato a lungo la partecipazione più assidua di rappresentanti Usa nella città distrutta dall’atomica statunitense sganciata il 6 agosto del 1945 da Enola Gay, con un prezzo di 140mila vittime, senza tuttavia reclamare le scuse formali, puntando sulla priorità di supportare il movimento antinucleare.

Kerry ha assicurato che “certamente riferirà” al presidente Barack Obama “cosa ho visto e quanto importante” sia visitare una città che ha sofferto la devastazione della bomba atomica. “Quando dico ogni persona, intendo dire che chiunque dovrebbe visitare questo luogo, e mi auguro che un giorno il presidente degli Stati Uniti possa essere presente – ha spiegato il segretario di Stato, ancora emozionato -. Se mi chiedete se Obama sarà in grado di venire, non sono in condizioni di rispondere. Il programma del presidente è molto elaborato e deve essere pianificato con grande anticipo”.

In tale contesto appare ragionevole la presenza di Obama nell’ambito del prossimo summit di Ise-Shima, che si terrà in Giappone il 26 e il 27 maggio: sarebbe la prima volta di un presidente americano in carica, a lungo espressosi a favore di una visita a Hiroshima e Nagasaki durante il suo mandato.

Nel riaffermare “l’impegno a creare le condizioni per un pianeta privo di armi nucleari”, il messaggio dei ministri del G7 è univoco, raccolto poi nella Dichiarazione di Hiroshima.

La presenza simbolica di Obama, premio Nobel per la Pace nel 2009 per il suo impegno a favore della riduzione degli arsenali atomici, riassunto nello storico discorso di Praga, e in procinto di entrare nel semestre bianco del suo ultimo mandato, potrebbe rafforzare il movimento che si batte per la non proliferazione nucleare e rinsaldare quel concetto di stabilità internazionale di nuovo auspicato dai ministri del G7 (e lo dimostra la dura condanna contro l’imprevedibile Corea del Nord), ma attualmente sempre più precario.

(di Alessandro Libri/ANSA)

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