Lettera aperta all’Inps per richiedere l’adeguamento delle pensioni al costo della vita in Venezuela

Pubblicato il 13 aprile 2016 da redazione

Lettera Ministeri (1)

CARACAS. – A dicembre dell’anno scorso circa un migliaio di pensionati si assieparono nel salone di conferenze di un noto hotel della capitale per ascoltare direttamente dalla bocca dell’Ambasciatore e dei rappresentanti Patronati quali fossero le possibilità di recuperare il valore reale delle pensioni INPS erogate in base alla convenzione italo-venezuelana.

In un paese come il Venezuela, dove tra il tasso di cambio ufficiale preso in considerazione dall’ INPS per determinare la quota di pensione di sua competenza, e il tasso di cambio reale con il quale si muove l’economia e al cui valore vengono importati i prodotti poi venduti nei negozi, c’è una differenza di oltre 100 volte e l’inflazione ha ormai superato il 300% annuale.

Con queste cifre, come si può pensare che i nostri pensionati possano vivere se da parte dell’INPS ricevono una pensione da fame che per la maggior parte dei pensionati arriva a 10 euro mensili?

Purtroppo si sono verificate le peggiori previsioni.

Nonostante gli interventi e le suppliche dei Patronati, dell’ufficio pensioni del Consolato, e le lettere dell’Ambasciatore che inoltre ha personalmente sostenuto incontri con le Commissioni Bilancio della Camera e del Senato; con il senatore Claudio Micheloni, presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero; con l’on. Fabio Porta, presidente del Comitato permanente sugli italiani nel mondo; e con i direttori dei ministeri delle Finanze e del Lavoro che dovrebbero prendere, in ultima istanza, la decisione di come valorizzare il cambio da applicare alla quota pensione in convenzione pagata dall’Italia, la situazione è rimasta invariata.

E allora, il coordinatore nazionale del Patronato Inca in Venezuela, Giovanni Di Vaira, ci fa sapere che a nome del CEPA (il comitato che riunisce i patronati presenti in Venezuela, Acli, Inas, Inca, Ital) è stata approntata una lettera diretta ai vari Ministeri interessati alla questione e all’Inps, personalizzata e firmata individualmente da ogni pensionato, in cui vengono spiegati i motivi che hanno determinato la riduzione delle pensioni nel 2016 e si chiede espressamente al Ministero dell’Economia e Finanza di autorizzare l’INPS ad utilizzare il tasso di cambio DICOM (che sostituisce il SIMADI) in quanto è quello che più si avvicina alla realtà che vive il paese.

– Il punto su cui abbiamo tutti lavorato durante gli ultimi mesi è di far modificare questo tipo di cambio per uno più favorevole ai nostri pensionati, considerando che adesso in Venezuela esistono due tipi di tasso di cambio ufficiale, ci conferma il dott. Di Vaira.

– Noi Patronati siamo impegnati in questa lotta dall’inizio del 2014 e abbiamo continuato a segnalare a chi di competenza e a fare pressione presso le nostre autorità per far cambiare la loro posizione, per fare adottare dall’INPS e dal Ministero del Lavoro una misura, se vogliano fuori dalla normalità, per far fronte ad un problema particolare ed unico, un problema che ha stravolto la vita dei nostri pensionati in Venezuela.

– Noi siamo fiduciosi e crediamo che l’ Italia debba venire incontro ai pensionati italo-venezuelani che patiscono e soffrono più di chiunque ed hanno già pagato un caro prezzo ricevendo per 4 anni di seguito briciole di pensioni -, conclude il coordinatore del Patronato Inca in Venezuela, invitando i pensionati che si recano in questi giorni negli uffici del proprio patronato per la dichiarazione dei redditi o l’esistenza in vita, a firmare questa lettera di sostegno che qui di seguito riproduciamo.

Ministero dell’Economia e Finanza
Ministero del Lavoro e Politiche Sociali
Ministero degli Affari Esteri
INPS Direzione Generale
Ambasciata d’Italia a Caracas
Consolato Generale d’ Italia a Caracas

Io sottoscritto/a nato/a il , residente a con la presente chiedo a codesti Enti, in primo luogo al Ministero dell’Economia e Finanza, di autorizzare l’ INPS all’applicazione di un cambio diverso dall’attuale, ancorché ufficiale, tra il bolívar e l’ euro, per il calcolo dell’ importo della quota della mia pensione italiana.
Questa mia richiesta è motivata dal fatto che il tasso di cambio utilizzato dall’INPS negli ultimi 4 anni è quello più basso previsto dalla legislazione venezuelana e non tiene affatto in conto il potere d’acquisto reale del bolívar né dell’ elevatissimo tasso di inflazione che sta causando un aumento dei prezzi insostenibili per le mie scarse risorse. Il costo della vita ha raggiunto livelli inimmaginabili e i vari aumenti annuali della pensione venezuelana erogata dal locale Ente previdenziale, sono insufficienti a coprire le spese minime stabilite nel paniere basico il cui valore, stando a varie fonti non ufficiali, a dicembre del 2015 era di 139.273,68 bolivares, vale a dire 14 volte e mezzo più elevato della pensione mensile dell’IVSS e dello stipendio minimo il cui importo nello stesso mese era di 9.648,18 bolívares.
L’ Italia non può continuare ad ignorare la difficilissima situazione in cui viviamo noi pensionati, rimasti ormai in pochi, quasi tutti ottantenni, superstiti di una grande comunità produttiva, lavoratrice ed onesta, che diede vanto ed orgoglio al Paese.

(Firma)

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