Roberto Vecchioni: Come imbrigliare la felicità

Roberto Vecchioni intervistato dal giornalista Emilio Buttaro
Roberto Vecchioni intervistato dal giornalista Emilio Buttaro
Roberto Vecchioni intervistato dal giornalista Emilio Buttaro

BOLOGNA – Le sue canzoni profumano di cultura e il suo talento lo ha reso così popolare al punto da trionfare anche al Festival di Sanremo di cinque anni fa. Roberto Vecchioni è uno dei cantautori italiani più amati, un intellettuale a tutto tondo, apprezzatissimo come scrittore. In questi giorni il celebre professore di greco e latino sta presentando nelle principali città italiane il suo nuovo libro, quello più autobiografico come lui stesso ha detto.

Si intitola “La vita che si ama – Storie di felicità”, un autentico viaggio per conoscere meglio Vecchioni ma anche un manuale su come imbrigliare la felicità. Pienone anche a Bologna durante la presentazione del nuovo lavoro.

Roberto, davvero l’idea del libro nasce da una domanda o meglio un’osservazione che le ha fatto sua figlia?
Sì, un’osservazione ed anche pesante da parte di tutti i miei figli ma da lei in particolare, perché mi diceva ‘Non si capisce come sei fatto’ e allora ho scritto un libro per spiegarglielo.

In questa sua nuova pubblicazione racconta diversi episodi legati anche a persone che hanno fatto parte della sua vita. Qual è il racconto che le sta più a cuore?
Sono tutti episodi marginali, nessuno immaginerà di trovare episodi epici in questo libro. Chiaramente mi stanno più a cuore quelli su mia moglie e mia madre, li definirei come biglietti d’amore. Poi quello del mio grande maestro di letteratura e ancora il rapporto con mio padre, questo giocatore napoletano particolare, ecco anche questo mi diverte e mi appassiona molto.

Quanto si è divertito a scrivere il suo nuovo libro?
Moltissimo davvero e sono stato anche veloce. Scrivo sempre a mano e vado di solito come un treno poi mi venivano in mente sempre più episodi e non pensavo di averne così tanti da raccontare, il doppio o il triplo di quelli riportati sul libro. Alla fine per evitare di fare una pubblicazione ripetitiva o troppo lunga ne ho scritti solo tredici.

C’è davvero la risposta alla domanda cos’è la felicità?
No, e sul libro lo dico anche. E’ assolutamente inutile chiederselo e la cosa è molto relativa. Spesso però si confonde con la gioia o la serenità che sono immagini sbiadite della felicità. Noi a volte ci nuotiamo dentro e non ci accorgiamo di quanto siamo fortunati. La felicità è una cosa completa e molto più grande.

Felicità è anche il titolo di una canzone di Lucio Dalla che abitava a pochi passi da dove sta presentando il libro qui a Bologna. Come ricorda il suo amico Lucio?
Rimane straordinario per tanti aspetti, un musicista eccezionale, particolare. Era uno che non ci scherzava con le cose. Quando io iniziavo a parlare dopo un po’ mi fermava e diceva ‘Stai rompendo ora professore!’ anche se poi in realtà parlava molto più di me perché quando iniziava non finiva più. Era sempre di una pulizia incredibile e diceva cose sagge, vere, importanti. Insomma grande scrittore, grande uomo.

Lei ha vinto Sanremo da non molto ma quest’anno è rimasto sorpreso dalla vittoria degli Stadio?
No, ed anzi essendo amico da secoli di questo gruppo, tifavo per loro. In realtà nella sua semplicità era la canzone più compatta e più interessante. E poi quando faccio il tifo io porto fortuna, si vince e così è stato….

(Emilio Buttaro/Voce)

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