La cultura in Venezuela tra oscurantismo e illuminismo

Plaza Altamira, Chacao (Caracas)
Plaza Altamira, Chacao (Caracas)
Plaza Altamira, Chacao (Caracas)

Nei programmi d’opinione in televisione e radio, nelle aule universitarie e nei “salotti” intellettuali. Sono diventati il “leitmotiv”; il “pane quotidiano” di dibattiti a volte molto eruditi e altri assai triviali. La crisi economica e quella politica, la crescita della povertà e la mancanza dei beni di consumo e di medicine, l’insicurezza e i fine settimana in cui il Paese si trasforma in un enorme cimitero spoglio di cipressi ma traboccante del dolore di chi piange le vittime della delinquenza.

Sono questi i temi principali su cui versano le discussioni nei piccoli locali che pullulano nei quartieri umili delle città e nei sempre frequentati “salotti bene”; nelle birrerie della periferia operaia e nei “circoli esclusivi” dell’intellettualità. E la cultura, fino a 10, 15 anni fa vivace e spumeggiante, è relegata a un angolino e condannata al silenzio dell’anonimato.

Oggi la cultura in Venezuela sopravvive grazie a istituzioni che non si arrendono di fronte alle difficoltà e, in particolare, grazie alle attività degli Istituti di Cultura stranieri che, come quello italiano, rimuovono barriere per rompere il grigiore della quotidianità e mantenere acceso quel lumicino che intimidisce la barbarie e non permette all’ignoranza di avanzare.

La cultura, che dopo oltre mezzo secolo di democrazia era riuscita a sbriciolare le differenze sociali, ora pare tornata ai nastri di partenza.

Nell’“Octavo Festival de Lectura de Chacao”, che ha trasformato la Piazza Altamira in un’immensa libreria, si riflette la realtà del paese. Strana atmosfera. Passeggiare tra le bancarelle permette di riconoscere le due anime che oggi convivono nel Paese: un folto pubblico, per lo più composto da giovani universitari e intellettuali d’ogni età, avidi di novità e un’offerta francamente insufficiente inadeguata e con odore a stantio.

Conoscenza e oscurantismo si toccano. L’effervescenza del sapere spaventa chi, avendo una profonda vocazione autoritaria, avverte nella cultura e nell’informazione un’arma letale, un pericolo per la propria sopravvivenza. E, impiegando ogni strumento in suo possesso, condanna le nuove generazioni all’ignoranza, permettendo solo la divulgazione di quei testi che rafforzano l’addottrinamento e perpetuano il potere.

Anni addietro, i festival della “Lettura” erano l’occasione che le tantissime case editrici attendevano per proporre ai lettori nuovi titoli e per presentare le loro scommesse editoriali. Erano la vetrina per i giovani scrittori emergenti che sognavano la fama e avevano il loro momento di gloria.

Oggi, purtroppo, le case editrici che ancora pubblicano in Venezuela sono poche, pochissime. E’ questa la ragione principale per la quale l’“Octavo Festival de la Lectura de Chacao” si è trasformato in un immenso mercato dell’usato. Tante, troppe le bancarelle con libri usati gettati alla rinfusa qua e là e venduti a prezzi eccessivamente alti.

In contrasto, si fa per dire, le proposte editoriali relativamente nuove, i cui prezzi purtroppo superano spesso il salario dell’operaio. Tante, tantissime, invece, le manifestazioni proposte: lettura di racconti brevi, dibattiti su tendenze letterarie, analisi di opere d’autori locali e stranieri, spettacoli per bambini, iniziative per i più piccini. Insomma, gli organizzatori dell’evento se la sono ingegnata per offrire al pubblico momenti di distrazione culturale.

La cultura oggi è diventata lo spazio privilegiato di una élite che ancora ha un potere d’acquisto invidiabile ma che, a differenza di quanto occorreva in un passato non lontano, è più attenta e razionale negli acquisti. Non rinuncia al buon libro, ma la sua scelta è ponderata. Lo spettro del “black-out” culturale, che favorisce solo chi privilegia l’ignoranza per perpetuarsi nel potere, è all’orizzonte e si avvicina minaccioso.

Mentre nella Piazza Altamira, l’oasi culturale permetterà alla fantasia spazi al proprio esilio fino al Primo Maggio, la politica continua a occupare il primo posto nell’interesse del venezuelano. Lo scontro tra Potere Legislativo e Potere Esecutivo si è trasferito al terreno giuridico.

Il conflitto permanente è oggi tra Parlamento e Corte Suprema. Si è sul punto di varcare la soglia della crisi istituzionale che, qualora non dovessero prevalere il buon senso e la razionalità politica, potrebbe far precipitare gli avvenimenti. Con quale esito? Impossibile saperlo.

Domani l’Opposizione sarà protagonista della giornata politica. Il Tavolo dell’Unità ha deciso di scendere in piazza per esigere al Consiglio Nazionale Elettorale quello che considera non soltanto una sua prerogativa ma anche un suo dovere: chiede che le sia consegnata la documentazione necessaria per la richiesta del referendum abrogativo di cui è in attesa ormai da varie settimane. Ritardo giustificato o dilazione strategica?

Il Cne ha risposto alle pressioni dell’Opposizione denunciando una presunta manovra volta a colpire il prestigio dell’Istituzione. Intanto, i giorni passano e il cammino per il Referendum abrogativo è sempre più in salita. I tempi stringono. Già sono trascorsi quattro mesi.

Domani si vedrà se, di fronte ad un obiettivo comune, l’Opposizione riuscirà a trovare ancora una volta la compattezza che rese possibile il trionfo del 6D. Il Tavolo dell’Unità è travagliato da lotte interne che lo debilitano. Forse sarebbe opportuno che i leader che lottano per imporsi sotterrassero l’ascia di guerra e fumassero la pipa della pace.

Il ministro della Difesa, Vladimir Padrino Lòpez, si è fatto eco in questi giorni delle denunce del presidente della Repubblica. Ed è tornato a parlare di “colpo di stato in svolgimento”. Durante un’intervista concessa all’ex vice-presidente Josè Vicente Rangel, il ministro della Difesa ha assicurato che i fili della cospirazione sono mossi dal “club di Madrid”, dal Parlamento Europeo, dai portavoce degli Stati Uniti.

E mentre politica ed economia s’intrecciano, la “vaguada”, il fenomeno atmosferico passeggero che ha interessato il Paese nei giorni scorsi, ha provocato piogge torrenziali e disagi ai cittadini. Ma non ha risolto la mancanza di acqua nel Guri, che è all’origine della crisi elettrica e dei continui “black out”.

Il fenomeno atmosferico, comunque, ha mostrato l’impreparazione delle nostre città ad affrontare le piogge. E’ stato un piccolo assaggio di quello che ci attende se, come annunciato dal servizio meteorologico, la stagione delle piogge dovesse iniziare finalmente a maggio. E’ stato sufficiente un acquazzone per provocare il caos, l’interruzione dell’energia elettrica, il collasso del traffico cittadino e l’allagamento di numerose stazioni della metropolitana.

(Mauro Bafile/Voce)