Crolla l’interscambio dell’Italia con i paesi extra Ue

Pubblicato il 26 aprile 2016 da redazione

export

ROMA. – Inizio dell’anno pesante per il commercio estero con i paesi extraeuropei. Il primo trimestre chiude con una riduzione tendenziale delle esportazioni italiane nell’area del 5,2% e un calo anche delle importazioni del 6,7%, secondo gli ultimi dati Istat.

E’ il dato dell’export “peggiore dall’inizio della crisi del 2008”, osserva Assocamerestero, che punta il dito sulla “crisi delle economie fino ad oggi traino del Pil mondiale”, a partire dalla Cina.

Le turbolenze internazionali rischiano di rendere meno facile per l’economia italiana centrare l’obiettivo di una crescita del Pil dell’1,2% indicato dal governo nel Documento di economia e finanza all’inizio del mese, una previsione che – secondo lo stesso esecutivo – si basa su “aspettative relativamente ottimistiche circa la domanda interna e la capacità delle imprese italiane di espandere le loro esportazioni in un quadro di accresciuta difficoltà”, come si legge nella relazione al Parlamento che accompagna il Def.

A marzo i dati dell’Istat mostrano un’accelerazione della caduta degli scambi: l’export extra Ue risulta in flessione dello 0,3% sul mese precedente e del 5,2% sull’anno e l’import vede tagli ancora maggiori, -2% sul mese e -11% sull’anno.

Si tratta del calo tendenziale delle importazioni maggiore da luglio 2014 e porta la bilancia commerciale con l’area extra Ue a un surplus di 4 miliardi di euro, superiore a quello dei dodici mesi precedenti.

L’energia è il macigno principale che affossa gli scambi e segna un -42,6% nell’anno per l’export e un -30,8% per l’import, ma i cali tendenziali sono diffusi a tutti i raggruppamenti principali di beni con la sola eccezione delle importazioni dei beni strumentali (+2,3%).

In questo contesto, sono particolarmente negativi il dato sugli acquisti di beni di consumo (-3,7%), che sembra indicare una debolezza della domanda delle famiglie, e quello delle vendite di beni strumentali (-3,7%), indizio di una frenata degli investimenti globali.

Tra i mercati, arrivano segnali di ripresa dalle vendite estere in Russia, dove si ridimensiona il calo iniziato a maggio 2014 con l’inasprimento delle sanzioni internazionali, e dagli Stati Uniti, grazie a un ordine di mezzi di navigazione marittima che riporta il segno più dopo i cali di gennaio e febbraio.

Continua poi la crescita delle vendite in Giappone mentre soffrono le esportazione verso i paesi latini del Mercosur, sui quali pesa la crisi del Brasile, e gli esportatori di petrolio dell’Opec.

(di Chiara Munafò/ANSA)

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