Un italo americano alla corte di Re Trump

Pubblicato il 27 aprile 2016 da redazione

paul

NEW YORK – Paul Manafort, un italo-americano alla corte di “Re Trump”. Dopo il “Super Tuesday”, il cammino del frontrunner repubblicano è tutto in discesa. Il magnate newyorchese si è imposto, e lo ha fatto senza lasciare margini a dubbi, nei cinque stati chiamati a pronunciarsi in questa peculiare corsa alla “nomination”.

Ora Trump, certo di arrivare alla “Convention” con la maggioranza dei delegati, dovrà convincere la “Grand Old Party”, nel caso che l’ultima conta, come indicano i sondaggi, non dovesse dargli una certezza matematica.

Il discorso di Trump, ora, non è più quello del pre-candidato. Si è trasformato in quello dello sfidante repubblicano, aspirante alla poltrona della Casa Bianca. Il messaggio, nel discorso dell’altra sera, è stato chiaro.

– Vinceremo al primo voto – ha detto -. Batteremo Hillary facilmente.

Oggi Trump terrà un discorso importante su temi di politica estera. Dovrà dimostrare che, al di là degli slogan elettorali e dei discorsi pasticcioni – caratterizzati dalla violenza della demagogia e dalle promesse impregnate di un populismo rancio – ha i numeri per essere il presidente della nazione più potente del mondo. Insomma, l’uomo giusto per la Casa Bianca.

Archiviata con un laconico comunicato l’era di Carey Lewandowski, che fino a ieri ha disegnato le strategie della campagna elettorale del frontrunner repubblicano, Trump ora ripone tutte le sue speranze su un italo-americano, Paul Manafort, assai noto nel mondo della politica americana. Manafort è una vecchia volpe, un avvocato di 67 anni già consigliere di presidenti e candidati repubblicani – leggasi, Gerald Ford, George H Bush, George W Bush e Jhon McCain -, un lobbysta formatosi nelle aule della Georgetown University.

Le origini italiane di Paul Manafort si fanno risalire al nonno. Questi, il cui cognome forse era Manaforte poi trasformato in Manafort, pare sia stato un umile emigrante che si è fatto spazio nella terra promessa nella quale ha realizzato il suo “sogno americano”

Subirà una trasformazione di 180 gradi la campagna elettorale di Donald Trump? A dissipare ogni dubbio è stato lo stesso Manafort:
– Il messaggio di Trump non cambierà nei suoi concetti fondamentali, ma sarà presentato in modo diverso. Avevamo un messaggio che ha funzionato, ma che non era pensato per l’intera durata della campagna. Bisogna creare un nuovo modello, più tradizionale, e Trump lo sa. Stiamo lavorando insieme su questo. Dal mio punto di vista tutto questo balbettio dei nostri rivali durante le ultime due o tre settimane è stato un circo mediatico geniale, ma sarà completamente irrilevante se noi lavoriamo bene.

Le responsabilità del lobbista, per ora, riguardano solo la strategia e la struttura della campagna elettorale del candidato repubblicano. Si punta sulla maggioranza dei delegati e quindi sulla coronazione finale di “Re Trump” nella “Convention”. Ma questa, si sa, è solo una possibilità e, vista la matematica, anche una probabilità remota. Per questo Manafort ha anche assicurato che, qualora ci si avviasse verso una “Convention aperta”, il nuovo team avrebbe già pronto un “piano di contingenza”.

Nel presentare il nuovo stratega, nel suo portale, “Trump make America great again”, il magnate del mattone asserisce:

“Paul è una grande risorsa e un importante valore aggiunto. Lui e l’intera squadra che sto costruendo garantiranno che sia rispettata la volontà degli elettori repubblicani, e non dell’establishment politico di Washington, nella selezione del candidato del partito repubblicano. Non vedo l’ora di vincere la nomination e, infine, la presidenza, per rendere l’America di nuovo grande”.

Nonostante abbia lavorato in più di una campagna elettorale, Manafort non è molto conosciuto a Washington. Habitué della “Trump Tower”, nel cuore di Manhattan, dove era solito incontrare Trump, come capita ai buoni vicini, Manafort ha sempre amato vivere nel distretto di Columbia.

Il suo ingresso alla politica è avvenuto quando, ancora giovane, nel 1976, integrò lo staff di Gerald Ford come legale. Poi, attraverso la sua società di consulenza, è riuscito a crearsi una fitta rete di contatti e relazioni.

Non tutte le consulenze di Manafort si sono svolte negli States e, come affermano alcuni detrattori, non tutte sono state realizzate seguendo i cristallini principi della trasparenza.

Comunque sia, Paul Manafort, negli anni, ha dimostrato di saper essere assai discreto, quasi invisibile, di saper sussurrare consigli alle orecchie dei candidati alla presidenza e di essere capace di sopravvivere agli intrighi di Palazzo.

(Mariza Bafile/Voce)

Ultima ora

05:49Trump a senatori a Casa Bianca, ‘spero in lavoro bipartisan’

WASHINGTON - Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump riceve i senatori per una cena alla Casa Bianca e sembra lanciare un appello per un ''lavoro bipartisan'', su diversi temi, a partire dalla legge sulla Sanita'. ''So che troveremo presto un accordo sulla Sanita''', ha detto. ''Faremo un ottimo lavoro e speriamo comincera' ad essere anche bipartisan visto che vogliamo tutti la stessa cosa''.

05:28Trump, “perche’ fake news non su legami Podesta con Russia?”

WASHINGTON - Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump torna su Twitter e, in quella che appare come una reazione agli sviluppi circa il 'Russiagate', scrive: ''Perche' le Fake News non parlano dei legami di Podesta con la Russia come riferito da @FoxNews o del denaro dalla Russia a Clinton - vendita di uranio?''.

05:22Iraq: comandante Usa, ‘probabile ruolo’ in vittime Mosul

WASHINGTON - In quella che emerge come la prima possibile ammissione di responsabilita' da parte delle forze Usa circa le numerose vittime civili a Mosul, obiettivo di raid della coalizione anti Isis, il generale Stephen J. Townsend, comandante delle forze americane in Iraq ha affermato che un raid americano potrebbe aver provocato il crollo di un edificio a Mosul in cui oltre 100 civili sono rimasti uccisi.

05:17Brexit: May ha firmato lettera notifica articolo 50

LONDRA - La premier britannica Theresa May ha firmato la lettera per la notifica dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona che, nel momento della consegna al presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, segnerà l'avvio formale dell'iter della Brexit, il divorzio di Londra dall'Ue sancito dal referendum del 23 giugno scorso. Lo riporta la Bbc. La lettera - poche cartelle - sarà consegnata oggi alle 13,30 a Tusk dall'ambasciatore del Regno Unito a Bruxelles.

05:08Venezuela: duro scontro al consiglio permanente dell’Osa

WASHINGTON - Duro scontro oggi sull'impasse politica e la crisi economica del Venezuela al Consiglio permanente dell'Organizzazione degli stati americani (Osa), dove il governo di Nicolas Maduro ha respinto qualsiasi iniziativa di mediazione da parte dell'organizzazione, dopo essere stato messo in minoranza durante il dibattito. Dall'apertura della sessione, infatti, il rappresentante venezuelano - con l'assistenza dei colleghi di Nicaragua e Bolivia, gli unici ad assumere la difesa di Caracas nella discussione - ha cercato prima di annullare o sospendere la riunione, e successivamente di dichiararla illegale e senza valore, denunciandone l'''inaccettabile aspetto interventista''.

00:38Calcio: Mondiali 2018, Argentina sconfitta in Bolivia

(ANSA) - LA PAZ, 29 MAR - La Bolivia ha battuto 2-0 l'Argentina in una partita valida per le eliminatorie mondiali del Sudamerica. L'Albiceleste ha giocato senza Lio Messi, squalificato qualche ora prima dell'incontro per quattro gare dalla Fifa. Le due reti sono state segnate ai 31' da Juan Carlos Arce e al 52' da Marcelo Moreno Martins.

00:16Calcio: Ventura, “campionato dal 13/8? Bisogna fare scelta”

(ANSA) - ROMA, 28 MAR - "Siamo di fronte ad una scelta: o prendiamo la strada della costruzione, per rendere la nazionale più competitiva, o ci affidiamo solo alla buona sorte e alla casualità". Lo ha detto il ct azzurro, Gian Piero Ventura, in merito alla possibilità di cominciare il campionato a metà agosto in vista dell'importantissima sfida a settembre con la Spagna. "Non conta una data, il discorso è più ampio - ha aggiunto -. Tanto per fare un esempio, nell'anno dopo il Mondiale la Germania comincia il campionato a fine agosto, mentre l'anno prima inizia il 10 agosto e l'anno dell'Europeo il 12. Perché? Perché vogliono vincere. E' un segnale di quanto la federazione sia forte".

Archivio Ultima ora