Dettori, Hornby, Ranieri: storie di Italia in Gran Bretagna

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LEICESTER. – In principio fu Giuseppe Mazzini, sbarcato da esule nel 1837 nella ‘little Italy’ della Londra imperiale (allora davvero little). Ma se la si vuole prendere meno alla lontana le storie degli italiani famosi d’Inghilterra, che conduce fino al trionfo targato Leicester di Claudio Ranieri da Testaccio, offre una miriade di esempi contemporanei.

Non c’è che l’imbarazzo della scelta in tempi nei quali – nella sola capitale britannica – i connazionali di successo, o a caccia di fortuna, si contano a decine, centinaia di migliaia. Il calcio rappresenta, di suo, un microcosmo tricolore. I nomi di Vialli e di Zola, di Carlo Ancelotti e di Roberto Mancini, da giocatori o da tecnici, si sono già circonfusi da tempo di gloria al di qua della Manica.

Nè, in attesa delle imprese che Roman Abramovich e i tifosi del Chelsea si aspettano da Antonio Conte, può essere dimenticato don Fabio Capello: nemmeno lui è riuscito a far vincere la nazionale inglese, è vero; ma anche da queste parti, da ct dei ‘bianchi’, ha saputo lasciare traccia e far vedere come si comanda.

Fuori dal tappeto verde, ma nel cuore di tanti frequentatori delle curve (come pure di spettatori di reality show e lettori di tabloid) giganteggia poi il profilo generoso di Nancy Dell’Olio, all’anagrafe Annunziata: forse l’italiana più popolare, oggi come oggi e prima del Ranieri day, dell’intero regno.

Ma non di solo calcio, né di solo gossip, si nutre il contributo della penisola all’isola. Fra gli italo-inglesi si è conquistato celebrità imperitura, in una terra che talora ama i cavalli più degli esseri umani, il fantino sir Frankie Dettori.

Come lui, ha accesso a corte e ha potuto chinare il capo di fronte alla regina Antonio ‘Anthony’ Pappano, bacchetta di fama mondiale e nume tutelare della Royal Opera House londinese; o Gabriele Finaldi, direttore dell’imponente National Gallery.

Nomi da prima pagina in un Paese nel quale il profumo d’Italia si respira peraltro un po’ dappertutto, mentre il flusso di ‘immigrati’ – temporanei o permanenti – continua a essere alimentato ogni mese da nuovi arrivi, dopo il boom clamoroso degli ultimi anni.

Un popolo fatto di parrucchieri e baristi, di camerieri e studenti, di avvocati e medici, di ristoratori, chef, free lance, giovani ricercatori o accademici affermati. Nel mondo della cultura spicca, per citare un esempio, il nome di Simonetta Agnello Hornby, che Londra l’ha vista cambiare a fondo in mezzo secolo di vita in riva al Tamigi: da avvocato, giudice minorile e infine scrittrice di talento.

In quello della City, fra manager, finanzieri, broker e legali nostrani, può essere citato Vittorio Colao, da qualche anno al vertice mondiale di Vodafone, colosso multinazionale della telefonia. Ma la lista è virtualmente sconfinata. Quel che è certo è che da ieri – lontano da Londra, fra le industrie tessili e l’immigrazione multicolore della periferica Leicester – Claudio Ranieri vi occupa un posto tutto particolare.

(di Alessandro Logroscino/ANSA)

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