Migranti: Reggio Emilia, chef per i loro cibi

Pubblicato il 03 maggio 2016 da redazione

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REGGIO EMILIA. – La pasta è scotta e il riso è troppo pieno d’acqua: per questo motivo una cinquantina di profughi, tra i 760 ospitati a Reggio Emilia e provincia, mercoledì scorso ha inscenato una vivace protesta all’interno dell’atrio della Questura. I richiedenti asilo hanno lamentato il fatto che i cibi serviti in mensa sarebbero stati causa di seri problemi gastrointestinali per alcuni di loro.

La protesta è rientrata dopo un incontro tra i rappresentanti dei profughi e il Questore. La mensa a cui vengono indirizzati i richiedenti asilo, ‘Il Locomotore’, è aperta al pubblico e non ha mai avuto problemi simili. La vicenda ha avuto un epilogo improvviso: la mensa ha annunciato che un giorno alla settimana il menù verrà integrato con portate tipiche dell’Africa e del Pakistan.

“Siamo disponibili a cambiare qualcosa – dice Paolo Masetti, uno dei responsabili della mensa – stiamo valutando di inserire nel menu, una volta a settimana, un piatto unico come piace a loro”.

Ma sulla vicenda è scoppiata una vera e propria bagarre politica. La Lega Nord ha annunciato un presidio davanti alla sede della cooperativa che gestisce l’accoglienza dei profughi, la Dimora d’Abramo. Durissimo il commento del segretario della Lega nord Matteo Salvini: “Se davvero scappano la guerra il loro problema non può essere il menù. Rispediamoli a casa con il riso cotto a puntino”.

Ma la vicenda ha anche spaccato il Pd locale. Un esponente della segreteria provinciale dei democratici, Giacomo Bertani, ha invitato a prendere a “calci nel sedere” i profughi che si lamentavano della qualità del cibo: Bertani ha poi chiesto scusa, ma ha comunque criticato l’atteggiamento a suo giudizio poco riconoscente, dei profughi verso il sistema di accoglienza. Diversi esponenti dei ‘dem’ a livello locale hanno preso le distanze dalle parole di Bertani.

A rinfocolare la polemica, a sorpresa, è stato un sacerdote in prima fila sull’accoglienza dei profughi a Reggio Emilia: don Giuseppe Dossetti, nipote del don Dossetti membro della Costituente e protagonista della vita politica del secondo dopoguerra. “Se non riusciamo a fare di più per queste persone – dice don Dossetti jr – al di là del vitto e dell’alloggio allora diamogli 5 mila euro e rimandiamoli a casa”.

La Confcooperative, con il direttore Giovanni Teneggi, è scesa in campo per denunciare le strumentalizzazioni politiche della vicenda: “Se sono in parte comprensibili gli sfoghi di reggiani di fronte alla protesta di alcuni profughi, sono invece inaccettabili gli atteggiamenti di esponenti politici che si lasciano andare ad affermazioni superficiali, talvolta irresponsabili”.

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