Primo embrione umano da record, 13 giorni in provetta

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ROMA. – Possiamo considerarlo il primo sguardo diretto sulla nascita della vita umana: per la prima volta un embrione umano si è sviluppato per ben 13 giorni in provetta, modificando la sua struttura e rimodellandosi sotto gli occhi dei ricercatori, come avrebbe fatto nell’utero.

E’ una ‘prima’ assoluta nella storia della biologia perchè ha fatto luce su un processo fondamentale della vita, fino ad oggi segreto come una ‘scatola nera’, e ha infranto il limite di 7 giorni finora considerato invalicabile per lo sviluppo dell’embrione.

I ricercatori, che hanno pubblicato i risultati sulle riviste Nature e Nature Cell Biology, avrebbero potuto proseguire gli esperimenti, ma si sono fermati in linea con le raccomandazioni internazionali che impongono l’impianto in utero entro 14 giorni.

E’ stato più che sufficiente a riaccendere il dibattito etico sull’embrione, soprattutto alla luce delle conseguenze che questo risultato promette di avere sulle tecniche di fecondazione artificiale, ad esempio permettendo di comprendere perchè in tanti casi l’embrione non si impianta nell’utero e le gravidanze falliscono. Il mancato impianto dell’embrione nell’utero è oggi la prima causa di fallimento nelle gravidanze frutto della fecondazione assistita. Diventa inoltre possibile studiare come alcune malattie, come l’autismo, si fanno strada già nelle prime fasi della vita.

I due esperimenti sono stati condotti negli Stati Uniti e in Gran Bretagna con embrioni in sovrannumero donati dalle coppie che hanno fatto interventi di fecondazione assistita. Il primo, pubblicato su Nature, è stato condotto nella Rockefeller University di New York.

Coordinato da Ali Brivanlou e con primo autore l’italiana Alessia Deglincerti, ha mimato il processo con cui l’embrione attecchisce in utero, utilizzando un supporto tridimensionale, come avevano fatto in passato test condotti su embrioni di topo, e creando un ambiente chimico favorevole alla crescita. “Questa parte dello sviluppo umano era una scatola nera”, ha osservato Brivanlou.

Il secondo esperimento, pubblicato su Nature Cell Biology e condotto dal gruppo dell’università britannica di Cambridge coordinato da Magdalena Zernicka-Goetz, ha osservato come l’embrione si auto-organizza nel tempo. “L’impianto nell’utero – ha osservato Zernicka-Goetz – è una pietra miliare nello sviluppo di un essere umano perchè in questa fase si decidono le caratteristiche che avrà l’organismo”.

E’ anche emerso, infine, che il processo di sviluppo osservato negli embrioni umani è simile a quello visto nei topi, cosa che suggerisce che potrebbe esserci un ‘protocollo’ fondamentale conservato in molte specie.

(di Enrica Battifoglia/ANSA)

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