Bce, rischi per la ripresa dai paesi emergenti

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ROMA. – La ripresa economica dell’Eurozona procede, ma ci sono “rischi” fra i quali un “notevole impatto negativo” se le economie emergenti dovessero frenare ancora. La nota di cautela arriva dalla Bce, mentre l’Istat certifica “rischi di rallentamento dell’attività economica nel breve periodo” per l’economia italiana. Le Borse europee tentano il rimbalzo per poi chiudere contrastate con Francoforte (+0,24%), Parigi (-0,11%) mentre Milano e Londra terminano sulla parità.

Per l’istituto statistico “l’evoluzione del clima di fiducia rimane incerta” e l’indicatore composito anticipatore dell’economia italiana ha subito “una battuta d’arresto a febbraio”: è il segnale di una possibile frenata per la crescita, che pochi giorni fa l’Istat, da una stima iniziale dello 0,1%, ha stimato a circa lo 0,3% sia nel primo che secondo trimestre di quest’anno dopo una sequenza in progressivo rallentamento nella seconda metà del 2015.

L’Istat pubblicherà venerdì la prima rilevazione ufficiale sul primo trimestre, da cui si potrà dedurre qualche indicazione sull’intero 2016 per il quale il governo ha ridimensionato le sue attese a +1,2%. Nella nota mensile, l’Istat parla di segnali positivi come il miglioramento della produzione industriale, il calo della disoccupazione e la crescita del potere di acquisto delle famiglie.

Nei primi mesi dell’anno, avverte però l’Istat, “la dinamica dell’indice composito del clima di fiducia delle imprese italiane si mantiene altalenante, e di “un’ulteriore peggioramento dei consumi ad aprile dopo la flessione in marzo”.

E’ un trend abbastanza coerente con quello tratteggiato dalla Bce per l’Eurozona nel bollettino economico, dopo la recente revisione al ribasso della crescita dei 19 a +1,4% da +1,7% per il 2016. E con il peggioramento delle stime della commissione Ue, che prefigura un secondo trimestre più debole, mentre anche gli Usa rallentano.

Per l’Eurotower, le turbolenze dei mercati si sono attenuate, il credito all’economia migliora grazie anche al potenziamento del suo ‘quantitative easing’. Ma pesano gli aggiustamenti di bilancio, le lente riforme strutturali, le difficoltà di paesi emergenti come Brasile o Cina: “un ulteriore rallentamento generalizzato e pronunciato potrebbe avere un notevole impatto negativo sulle prospettive dell’economia mondiale”.

Con un’inflazione negativa ancora per qualche mese, prima di iniziare a salire nella seconda parte dell’anno, inevitabile che Francoforte ribadisca che gli acquisti di debito pubblico (il ‘Qe’) proseguiranno fino a marzo 2017, o oltre se necessario e che il consiglio direttivo, se necessario, “agirà ricorrendo a tutti gli strumenti disponibili nell’ambito del proprio mandato”.

Molti economisti si aspettano che già verso l’estate Draghi allungherà la scadenza del Qe a giugno 2017. Nel frattempo dalla Bce arriva un messaggio insolito per una banca centrale: è “indispensabile” che l’inflazione estremamente bassa non dia luogo a “effetti di secondo impatto sul processo di formazione dei prezzi e salari”, con quest’ultimi in qualche misura indeboliti dalle riforme del mercato del lavoro.

L’invito, insomma, è a prevenire che le attese di prezzi esanimi non si traducano in una stretta salariale che innescherebbe una reazione a catena.

(di Domenico Conti/ANSA)

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