Renzi, muri e paura non sono il futuro Europa

Pubblicato il 07 maggio 2016 da redazione

renzi

FIRENZE. – Il futuro dell’Europa non si costruisce sui muri e sulla paura ma su una strategia di lungo periodo di cui il migration compact è la chiave. Matteo Renzi a Firenze ribadisce la sua ricetta per uscire dal buco nero della crisi dei migranti e trova una sponda politica nel presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, convinto che la direzione indicata dal premier sia quella “giusta”.

“Il primo muro è quello della paura: se si gioca la carta della paura, dei muri, si sa dove si inizia e non dove si finisce” scandisce Renzi da Palazzo Vecchio nell’intervento che conclude ‘The State of the Union’, la convention sull’Europa organizzata dall’Istituto universitario europeo.

E rilancia, senza nascondere le critiche all’Europa che sulla questione migranti “troppo spesso vuole metterci una pezza, non una strategia di lungo periodo”. Con il migration compact, noi proponiamo una soluzione a breve ma anche una lettura a lungo periodo”.

Da Roma, dopo l’incontro con il papa in Vaticano, Juncker concorda. “Il ‘migration compact’ proposto da Matteo Renzi ci indica la direzione giusta”, afferma il capo dell’esecutivo di Bruxelles che non si sbilancia su dove prendere i soldi e dichiara di non voler fare un “commento sul finanziamento con eurobond o altro”.

Una linea di prudenza, per non entrare sul terreno delle ‘divegenze’ tra Roma e Berlino che anche ieri aveva ribadito il suo no all’ipotesi eurobond proposta dall’Italia. Il premier torna anche sull’accordo Ue-Turchia, ribadendo che “non può essere la sola soluzione”, e guarda all’Africa, in particolare quella subsahariana, terra di emigrazione e dove il terrorismo estremista trova terreno fertile ma anche continente sul quale “scommettere non solo perché è etico, ma perché è utile”.

E “se noi diciamo di aiutarli (i migranti)a casa loro”, allora è evidente che “non possiamo tagliare sulla cooperazione internazionale”. Ma il premier non crede all’invasione evocata da populismi xenofobi e scandisce: “Attenzione a dare un messaggio in cui le parole che sono pesanti come sassi e pietre vengono usate a casaccio: non c’è alcuna invasione”.

Uno sguardo largo, Renzi si preoccupa di recuperare “la cultura come elemento di identità” europea e cita Obama e un suo recente discorso. E’ lui che “ci ha ricordato chi siamo, come se avesse tirato fuori la nostra carta di identità che avevamo smarrito”.

Guarda al 2017, mettendo in cantiere iniziative con l’Istituto universitario europeo per celebrare il sessantesimo anniversario della firma dei Trattati di Roma. Il messaggio è chiaro, perché l’Europa abbia un futuro.”Dopo la stagione gloriosa dei padri fondatori tocca anche a noi figli non vivere di rendita”.

(dell’inviata Eloisa Gallinaro/ANSA)

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