Liste comunali: a un mese dal voto, le grandi città in bilico

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ROMA. – Ora si entra nel vivo: chiuse e depositate le liste per le comunali, scende in campo la schiera di migliaia aspiranti consiglieri, al fianco degli sfidanti alla poltrona di sindaco. Peseranno anche loro su una partita quanto mai incerta, tutta da scrivere nelle grandi città al voto.

In palio 1.368 municipi, 25 capoluogo. E, su tutti, Roma e Milano, Napoli, Torino, Bologna, Cagliari, Trieste. Ogni Comune fa storia a sé, non si stanca di ripetere Matteo Renzi: il voto è sulle amministrazioni, non sul governo. Ma gli avversari annunciano una campagna elettorale senza esclusione di colpi. Con i temi della giustizia, per ora, a farla da padrone.

Alle 12 di ieri è scaduto il termine di presentazione delle liste, a un mese dal primo turno del 5 giugno. Ma due città non al voto diventano l’epicentro dello scontro politico. Perché mentre a Lodi il M5s scende in piazza per chiedere le dimissioni del sindaco Pd arrestato, Simone Uggetti, da Livorno giunge la notizia che il sindaco 5 Stelle Filippo Nogarin è indagato, dà la disponibilità a dimettersi ma per ora non lascia.

E se Beppe Grillo da un lato incalza con l’hashtag #IoVotoOnesto, il Pd ha buon gioco a replicare #DoppiaMoraleM5s. E rilancia sul tema della competenza: “Quarto, Livorno, Civitavecchia, Bagheria… Nei piccoli comuni il M5s fallisce, come pensa di governare le grandi città? #Malgovernoa5Stelle”, domanda Stefano Esposito.

“Abbiamo bisogno di sindaci che sappiano tradurre in concreto” le riforme del governo “e sappiano spendere i soldi con onestà e trasparenza”, sottolinea il ministro Maria Elena Boschi, che non manca di attaccare “parte della sinistra” che al referendum “voterà come Casa Pound”.

Ma è tutta in salita la partita del Pd. “C’è da correre”, dice un dirigente Dem. E ci si aspetta che lunedì, nella direzione del partito, Renzi inviti tutti a lavorare ventre a terra, senza lasciarsi condizionare dai sondaggi. Anche perché, è il ragionamento, quelli fatti prima della presentazione delle liste scattano una fotografia imprecisa.

La riunione di lunedì sarà anche occasione per ribadire la linea sulla giustizia e aprirà una settimana decisiva per definire la strategia sul referendum costituzionale di ottobre (una riunione organizzativa è in programma l’11 e il 15 il via ai comitati per il sì).

Sul referendum il governo si mette in gioco: è questo il messaggio del premier agli avversari ma anche a chi, come la sinistra Dem, potrebbe far pesare un risultato negativo alle comunali. Milano, in questo senso, è la sfida cui si guarda con più attenzione. Perché i sondaggi danno appaiati il candidato del centrosinistra Giuseppe Sala e quello del centrodestra Stefano Parisi.

“Li asfalteremo sulla concretezza”, ostenta tranquillità Sala al lancio del suo programma. Ma il centrodestra (qui unito) è pronto a brandire contro il governo un’eventuale sconfitta dell’uomo di Expo che arriva tra l’altro dopo l’amministrazione Pisapia.

A Torino Piero Fassino (Pd) corre per la riconferma contro Chiara Appendino (M5s), Osvaldo Napoli (FI), Alberto Morano (Lega e Fdi), Giorgio Airaudo (SI). Mentre a Napoli l’uomo da battere è Luigi De Magistris, sindaco uscente che si presenta con ben 14 liste, contro le 13 di Gianni Lettieri e le 10 di Valeria Valente.

Ma è ancora polemica nel Pd, sia per la scelta di Valente di farsi appoggiare da Ala, sia per quella di candidare uno degli esponenti ripresi a distribuire euro fuori ai seggi delle primarie: “Una vergogna”, dice Antonio Bassolino; “I rancori alimentano l’astensionismo”, replica Valente.

Roma, infine. Epicentro delle fibrillazioni nel centrodestra, che corre con i due candidati Giorgia Meloni (Fdi, Lega) e Alfio Marchini (FI, Ap, La Destra). Martedì arriverà Silvio Berlusconi ad accendere la campagna elettorale, anche se dentro FI c’è chi invita a guardare ai tentativi di dialogo dove ci si presenta uniti, come a Milano o in Liguria, anche in vista di una sfida unitaria per il referendum.

Con Meloni e Marchini, il Dem Roberto Giachetti si giocherà il ballottaggio, dietro la favorita (secondo i sondaggi) Virginia Raggi (M5s). Ma è già pronto a giocare su “incertezza e impreparazione” grilline o “onestà e competenza” Dem.

(di Serenella Mattera/ANSA)