Brasile: sospeso l’impeachment di Dilma, il governo esulta

Pubblicato il 09 maggio 2016 da redazione

Dilma-Rousseff

SAN PAOLO. – Colpo di scena da telenovela brasiliana nell’impeachment di Dilma Rousseff. Il presidente ad interim della Camera, Waldir Maranhao, ha annullato a sorpresa la votazione del 17 aprile scorso, che aveva spianato la strada alla messa in stato di accusa della presidente brasiliana di sinistra.

“Tutti sanno che sono vittima di un golpe ma in questo momento servono calma e cautela”, ha commentato Dilma appena le è stata comunicata la notizia, che ha scatenato l’esultanza del governo e dei suoi sostenitori.

Maranhao, finora un oscuro deputato sessantenne di destra dell’omonimo stato del Nordest, ha annullato la votazione dei suoi colleghi accogliendo una richiesta dell’avvocato generale dello Stato, l’ex ministro della Giustizia di Dilma José Eduardo Cardozo, in cui si sostiene che le dichiarazioni preventive di voto hanno violato i diritti di difesa della presidente.

In una nota della Camera, Maranhao sostiene inoltre che i partiti avrebbero imposto ai propri deputati di votare in linea con le indicazioni della direzione, pena l’espulsione. Una evidente violazione dell’autonomia dei deputati, secondo Maranhao, che nonostante venga considerato un timido deputato di provincia di professione veterinario, in passato ha dissentito dalle indicazioni del suo partito.

Il presidente ad interim ha sostituito il potentissimo Eduardo Cunha, nemico giurato di Dilma, che la presidente ha additato più volte come il vero artefice del “golpe” ordito nei suoi confronti. Cunha è stato sospeso la settimana scorsa dalla carica di deputato federale da un giudice delle Corte suprema con l’accusa di aver cercato di influenzare un’inchiesta per corruzione a suo carico.

Il presidente sospeso, che ha presentato ricorso, è indagato in almeno altre sei inchieste per corruzione, riciclaggio e per aver nascosto in conti segreti in Svizzera i proventi delle tangenti ricevute.

Le opposizioni, colte di sorpresa dalla decisione di Maranhao alla vigilia del voto del Senato che avrebbe allontanato per 180 giorni la presidente, spianando la strada ad un governo del vice presidente centrista Michel Temer, hanno annunciato un immediato ricorso alla Corte suprema.

In attesa del pronunciamento dei giudici supremi, Maranhao ha intanto chiesto al presidente del Senato, Renan Calheiros, di trasmettere nuovamente alla Camera il procedimento di impeachment ed ha messo in calendario una nuova discussione in aula “tra cinque sessioni”. Un tempo alquanto variabile, visto che il calendario viene deciso dalla presidenza.

I giochi per la presidente Rousseff si riaprono dunque clamorosamente sul filo di lana di un voto che l’avrebbe vista quasi certamente soccombere. Sorprende che a lanciare una ciambella di salvataggio a Dilma sia stato proprio Maranhao, considerato un fedelissimo di Cunha.

Una manovra letta da alcuni osservatori come un possibile segnale inviato dal presidente deposto ai propri alleati: se vogliono far cadere Dilma, hanno ancora bisogno del suo appoggio. Forse l’ultima, disperata mossa di Cunha per evitare la perdita dell’immunità, che lo esporrebbe al rischio dell’arresto.

(di Marco Brancaccia/ANSA)

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