Colle media lo scontro tra politica e magistratura

Pubblicato il 10 maggio 2016 da redazione

Foto Ufficio Stampa Quirinale/Antonio Di Gennaro/LaPresse24-02-2015 Scandicci (Italia)PoliticaIl Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il Ministro della Giustizia  On.. Andrea Orlando in occasione dell''inaugurazione dei corsi di formazione per i magistrati ordinari in tirocinio.

Foto Ufficio Stampa Quirinale/Antonio Di Gennaro/LaPresse24-02-2015 Scandicci (Italia)PoliticaIl Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il Ministro della Giustizia On.. Andrea Orlando in occasione dell”inaugurazione dei corsi di formazione per i magistrati ordinari in tirocinio.

ROMA. – “Raffreddare la temperatura”, “stemperare le tensioni”, “lavorare per ricucire”. Sono queste le parole d’ordine che girano nei palazzi delle istituzioni per spegnere sul nascere l’incendio tra politica e magistratura che rischia di ardere per mesi, fino al referendum costituzionale di ottobre.

E il Colle, come è naturale che sia con Sergio Mattarella presidente anche del Csm, cerca di fare ordine in una mediazione complessa, stretta fra dirompenti inchieste giudiziarie e qualche sconfinamento delle toghe nel territorio della politica. E’ sulla necessità di riordinare spazi e competenze che il vice presidente del Csm, Giovanni Legnini, è salito al Quirinale per spiegare punto per punto i dettagli della seduta del Consiglio dedicata al caso del consigliere Piergiorgio Morosini e della sua ormai famosa intervista, poi smentita, al Foglio.

Legnini non ha nascosto la sua preoccupazione al capo dello Stato che lo ha incoraggiato a prendere tutte le iniziative atte riportare un clima di maggiore collaborazione istituzionale in quanto, come ha ripetuto più volte Mattarella, “il conflitto indebolisce tutte le parti”.

Intanto la seconda carica dello Stato, Pietro Grasso – fonti parlamentari confermano che ha parlato nei giorni scorsi con Mattarella -, pur premettendo che “anche i magistrati debbono poter esprimere le proprie opinioni su un tema fondamentale quale la Costituzione”, non rinuncia ad una stoccata etica: “non bisogna però confondere le due attività. Io ho fatto una scelta di cambiare dando le dimissioni dalla magistratura e ora sono in politica. La magistratura è una funzione importante che poi però deve lasciare il posto alla politica”.

E questo è un concetto, pur nel riserbo assoluto del Quirinale, che si ritrova nelle convinzioni di Mattarella che solo poche settimane fa ricordò con chiarezza proprio ai magistrati come “gli ambiti di spettanza dei diversi poteri non devono essere fortilizi da contrapporre gli uni agli altri. Vanno rispettati i confini delle proprie attribuzioni, senza cedere alla tentazione di sottrarre spazi di competenza a chi ne ha titolo in base alla Costituzione”.

Della necessità di evitare le “invasioni dei campi altrui” – o meglio rispettare la “terzietà” – l’inquilino del Colle ne ha fatto un giuramento ed anche in questa fase non mancherà di far recapitare il suo “credo” – discretamente, come sempre – agli attori della controversia.

E arriverà anche il tempo di incontrare l’Anm con la nuova gestione di Davigo in un incontro fissato per il 30 maggio ben prima che scoppiasse l’incendio. Intanto, a conferma dei tentativi istituzionali di riportare lo scontro a dialettica, si moltiplicano gli incontri sul tema.

Dopo il colloquio con il presidente, Legnini adesso avrà il suo da fare: sicuramente riceverà con gli altri componenti del Comitato di presidenza di Palazzo dei marescialli il presidente dell’Anm Piercamillo Davigo e la nuova giunta. Poi è in programma anche un incontro con il ministro della Giustizia Andrea Orlando.

Il Guardasigilli a sua volta incontrerà l’Anm e quindi Davigo. Un tourbillon di contatti che rientrano nella linea del Colle di favorire ogni iniziativa utile per riaprire il dialogo. A rendere più complessa la partita c’è poi in Senato la riforma del Processo penale con la delega sulle intercettazioni e la modifica della prescrizione.

(Di Fabrizio Finzi/ANSA)

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