Obama va a Hiroshima, cade l’ultimo tabù dell’America

Pubblicato il 10 maggio 2016 da redazione

A files handout photograph of the Hiroshima A-bomb blast photographed by the U.S. military on 6 August 1945. EPA/A PEACE MEMORIAL MUSEUMHANDOUT

A files handout photograph of the Hiroshima A-bomb blast photographed by the U.S. military on 6 August 1945. EPA/A PEACE MEMORIAL MUSEUMHANDOUT

NEW YORK. – Ancora una pagina di storia scritta da Barack Obama. Probabilmente l’ultima prima del suo addio alla Casa Bianca. Il 27 maggio sarà il primo presidente in carica degli Stati Uniti a visitare Hiroshima, a coronamento di uno storico viaggio che prima del Giappone lo porterà anche ad Hanoi e ad Ho Chi Min, in Vietnam, tappe altrettanto simboliche.

Cade dunque uno degli ultimi tabù per gli Stati Uniti, dopo la fine della guerra fredda con Cuba e il disgelo con l’Iran. E si rafforza l’eredità lasciata da Obama in politica estera. La decisione della Casa Bianca di ufficializzare la visita a Hiroshima era nell’aria, dopo settimane di indiscrezioni: avverrà il 27 maggio, dopo il summit del G7 che si svolgerà nella non lontana Ise-Shima.

Ad aprire la strada era stato John Kerry, il primo segretario di stato Usa a recarsi nell’aprile scorso nella città incenerita da ‘Little Boy’, l’atomica sganciata la mattina del 6 agosto 1945 dal bombardiere americano ‘Enola Gay’. Tre giorni dopo un’altro ordigno nucleare colpì la città di Nagasaki. In tutto le vittime furono oltre 220 mila, senza contare le conseguenze per decenni sulla salute di migliaia di giapponesi.

Ma la destra americana è già da tempo sul piede di guerra, definendo il decimo viaggio in Asia di Obama (dal 21 al 28 maggio) come una sorta di ‘apology tour’, il tour delle scuse, se ci si mette dentro anche la guerra del Vietnam. L’ennesimo segno di debolezza – denunciano molti repubblicani – di un’amministrazione che hanno sempre accusato di mancanza di leadership e di essere prona verso i ‘nemici’ dell’America, Cina compresa.

Ma il presidente – assicura uno dei suoi più stretti consiglieri, Ben Rhodes – non intende chiedere scusa per le bombe che posero rapidamente fine alla seconda guerra mondiale. Il discorso tenuto da Obama davanti al Memoriale della Pace (al suo fianco il premier giapponese Shinzo Abe) sarà piuttosto un nuovo forte appello alla non proliferazione delle armi nucleari, all’assunzione di responsabilità da parte della comunità internazionale per un mondo sempre più sicuro e pacifico.

Un appello che va visto anche in chiave interna agli Usa, guardando alla campagna elettorale in corso, dove il messaggio di Obama si contrappone totalmente a quello di un Donald Trump che vorrebbe un riarmo nucleare di Giappone e Corea del Sud. E che, se necessario, non esiterebbe (sono le sue parole) a ricorrere alla forza nucleare.

Il presidente uscente si impegnerà a combattere con tutte le sue forze questa logica, anche quando non sarà più Commander in Chief. Per lui, da Praga a Hiroshima si chiuderà un cerchio. Nell’aprile del 2009, nella capitale ceca, un Obama appena insediatosi alla Casa Bianca lanciava la speranza per un mondo libero dalle bombe atomiche.

Dopo sette anni non molta strada è stata fatta. E a ricordare come la minaccia nucleare sia più che mai viva c’è il regime di Pyongyang. Ma il presidente americano può vantare un risultato che, per quanto controverso, è di fondamentale rilevanza: l’accordo raggiunto con Teheran che dovrebbe fermare il programma nucleare dell’Iran.

Un chiaro esempio – affermano alla Casa Bianca – che se c’è la volontà con l’arma del dialogo e della diplomazia si possono fare grandi passi in avanti per un futuro migliore. Obama lo dirà chiaro e forte davanti al memoriale che ricorda le vittime di una delle tragedie più grandi della storia contemporanea.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)

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