Renzi: non penso ai voti, il referendum deciderà

Pubblicato il 12 maggio 2016 da redazione

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi durante la sua social "Matte Risponde"?, Roma, 5 Aprile 2016.  ANSA/ UFFICIO STAMPA/ PALAZZO CHIGI/ TIBERIO BARCHIELLI

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi durante la sua social “Matte Risponde”?, Roma, 5 Aprile 2016.
ANSA/ UFFICIO STAMPA/ PALAZZO CHIGI/ TIBERIO BARCHIELLI

ROMA. – “Se devo perdere voti per una battaglia giusta, li perdo”. Al traguardo delle unioni civili, mentre in Parlamento inizia la “festa” del Pd per l’approvazione in via definitiva della legge, Matteo Renzi rivendica senza tentennamenti il testo. Anche di fronte alla contrarietà del mondo cattolico, emersa nelle parole della Cei.

“Quando ci sono cose giuste vanno fatte. Punto”, dice il premier. E aggiunge che non su questo ma su altro tema, le riforme, si peseranno i voti. Il referendum costituzionale di ottobre sarà un giudizio ‘finale’ sul suo operato: “Non sto in paradiso a dispetto dei santi. Se perdo, non finisce solo il governo ma finisce la mia carriera come politico e vado a fare altro”.

Ci sono motivazioni personali, oltre che politiche, dietro la “battaglia” sulle unioni civili, racconta Renzi. E in mattinata, a ridosso delle votazioni alla Camera per approvare in via definitiva la legge, in un post su Facebook ricorda Alessia Ballini, sua amica e assessore della sua giunta, attivista per i diritti civili morta a 41 anni.

“Perché le leggi sono fatte per le persone, non per le ideologie. Per chi ama, non per chi proclama”, sottolinea il premier. La fiducia, spiega in questa chiave, è solo un mezzo per non tardare ancora. E per una “battaglia giusta” come questa, aggiunge in un’intervista a Radio Capital, non si potevano fare calcoli: “Nessuno ha fatto sondaggi per verificare le posizioni”, assicura.

Il rischio di perdere i voti di alcuni cattolici nelle urne il leader del Pd non lo nega. Anche se i parlamentari a lui vicini invitano a non tralasciare l’effetto opposto, positivo, che la legge approvata può avere sull’elettorato di sinistra. Ma non è questo il punto, assicura Renzi.

Le critiche dei cattolici erano “attese e persino comprensibili, se si ricorda da dove eravamo partiti”. L’unica reazione “fuori luogo”, spiega, è quella di chi, in quel mondo, ora minaccia di votare no al referendum costituzionale. Perché, sottolinea, le due questioni sono diverse: diritti da un lato, le riforme del governo dall’altro. A sottolineare la differenza, il fatto che su un eventuale referendum sulle unioni civili (“Fantapolitica, sicuri che avrebbe la maggioranza?”) non è in gioco la sua carriera, sul referendum costituzionale sì.

Nelle urne di ottobre – non nei sondaggi – si misurerà davvero il consenso del governo. Renzi ribadisce anche di non voler entrare in polemica con i magistrati che faranno attivamente campagna per il ‘no’: “Non intendo mettere bocca, rispetto le regole e la divisione dei poteri”. E anche sul “caso Lodi” assicura rispetto per i pm. Ma sottolinea che il vicesegretario Lorenzo Guerini, predecessore e amico del sindaco Pd arrestato, “non c’entra niente”.

Ma ritornare su questa vicenda è anche per il leader Dem l’occasione per rimarcare la distanza dai 5 Stelle, “garantisti a giorni alterni”. E così Renzi, dopo aver ricordato che il Pd ha votato a favore dell’arresto del suo deputato Francantonio Genovese, sfida Luigi Di Maio e Carlo Sibilia a rinunciare all’immunità per andare in tribunale a rispondere alle querele che il Pd, offeso dai loro attacchi, ha presentato contro di loro: “Perché non l’hanno fatto? Hanno paura di diventare pregiudicati come Grillo? Io non sono pregiudicato e non ho l’immunità, mi querelino”.

(di Serenella Mattera/ANSA)

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