Governo fiducioso, verso il sì alla flessibilità. Prosegue il negoziato con l’Ue

Pubblicato il 17 maggio 2016 da redazione

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri a Palazzo Chigi, Roma, 29 aprile 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri a Palazzo Chigi, Roma, 29 aprile 2016.
ANSA/GIUSEPPE LAMI

BRUXELLES. – Continua senza sosta il negoziato tra Bruxelles e Roma sulla flessibilità e il rispetto del Patto di stabilità, e il Governo fa sapere di essere fiducioso. I margini supplementari ci saranno ma non arriveranno senza la richiesta di sforzi in più da parte dell’Italia.

Resta la questione del debito troppo elevato, che ha raggiunto il 132,7% del pil nel 2015 e non è sceso nemmeno di un decimale quest’anno, ponendo l’Italia in conclamata violazione della ‘regola del debito’. Una condizione che obbliga la Ue ad aprire una procedura o, in alternativa, a chiedere sforzi di bilancio supplementari.

La richiesta non si tradurrà però in una manovra, quanto piuttosto in una sorta di ‘raccomandazione’ che fissi un impegno vincolante da inserire nella legge di stabilità 2017. La Commissione sta ancora cercando il modo con cui chiedere all’Italia impegni aggiuntivi.

Fonti dell’esecutivo fanno sapere che il Governo è assolutamente fiducioso che l’Europa possa accordare i margini di flessibilità richiesti, nei limiti previsti dalle regole, ovvero nel rispetto del tetto dello 0,75% del Pil previsto dagli accordi Ecofin. Il tetto riguarda solo la flessibilità per riforme e investimenti, quindi quella per migranti e sicurezza dovrebbe essere concessa come ‘extra’. Anche su questa non dovrebbero esserci problemi.

Ma la questione del debito è ancora tutta da risolvere. Nel 2015 l’Italia ha violato la regola che ne fissa il ritmo di riduzione, e nel 2016 non ci sono rimedi sufficienti. La mancata correzione aggraverà quindi il 2017. Il saldo strutturale, parametro a cui si guarda per valutare la discesa del debito, nel 2016 peggiora di 0,7% invece di migliorare di 0,1%.

Una “deviazione significativa” che secondo Bruxelles richiede una correzione necessaria anche se venisse accordata tutta la flessibilità richiesta, inclusa quella sulle spese eccezionali per i migranti. I dubbi sono soprattutto sul 2017, anno molto difficile nel quale il Governo si è impegnato a portare il deficit all’1,8%, eliminando totalmente le clausole di salvaguardia su Iva e accise, puntando parallelamente su spending review e revisione delle tax expenditures per coprire l’intero importo (oltre 15 miliardi di euro). Una correzione ulteriore per abbattere il debito, in assenza di nuova flessibilità, sembra difficile da considerare.

Bruxelles arriverà a formulare la sua eventuale richiesta vincolante all’Italia solo mercoledì, quando pubblicherà i giudizi sul rispetto del Patto. Fino ad allora, prosegue lo scambio con le autorità italiane, anche in forma scritta, con una nuova missiva che dovrebbe presto raggiungere il tavolo di via XX Settembre e che dovrebbe contenere nuove richieste di informazioni visto che quelle fornite la scorsa settimana non hanno soddisfatto.

Intanto, sale la pressione politica su Bruxelles affinché applichi le regole in modo uguale per tutti e non proceda soltanto contro Spagna e Portogallo: “Moscovici non può proporre che le regole vengano applicate in un modo diverso per la Spagna o il Portogallo rispetto a quelle applicate in Italia e in Francia”, perché “è stato nominato per applicare le stesse regole in tutta la Ue e non per favorire i suoi amici socialisti”, ha detto il capogruppo del Ppe, il tedesco della CSU Manfred Weber

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