Polemica su fiasco all’Old Trafford, Gb “rossa di vergogna”

OldTraffordEvacuato

LONDRA. – L’allarme rosso la domenica, la facce “rosse di vergogna” il lunedì. E’ giorno di polemiche, di mea culpa e d’imbarazzo in Gran Bretagna all’indomani del plateale “fiasco dell’Old Trafford”, il glorioso stadio del Manchester United svuotato di decine di migliaia di persone, con tanto di partita cancellata, per un allarme causato da un finto ordigno, come si è alla fine scoperto: un oggetto in tutto e per tutto simile a una vera bomba rudimentale, ‘dimenticato’ fra gli spalti dopo un’esercitazione di sicurezza.

L’epilogo ha avuto dell’incredibile e i giornali non fanno sconti. Ma anche il sindaco di Manchester, il laburista Tony Lloyd, grida allo “scandalo” e chiede un’inchiesta, al di là delle scuse dei responsabili di un’azienda di security. Quanto accaduto “è inaccettabile”, tuona: “Gravi disagi ai tifosi, tempo sottratto a un enorme numero di poliziotti e ai reparti di artificieri, gente inutilmente in pericolo, perché evacuare decine di migliaia di persone da uno stadio di calcio non è senza rischi”.

Di buono c’è che l’evacuazione è stata portata a termine con ordine. Lloyd ne attribuisce il merito alla polizia e agli steward dell’Old Trafford, come pure alla collaborazione di entrambe le società: quella di casa, lo United, e quella ospite, il Bournemouth. Oltre che alla compostezza del grosso degli spettatori (eccezion fatta per i cori beceri incrociati di qualche manipolo di ultrà).

Mentre la Greater Old Manchester Police insiste per bocca del suo numero due, John O’Hare, responsabile dell’operazione sul terreno, a difendere la decisione di far sfollare il pubblico poco prima del fischio d’inizio: per ragioni precauzionali insuperabili – dice – in un Paese nel quale l’allerta terrorismo è costantemente al livello massimo da mesi (come altrove in Europa) sull’onda delle minacce dell’Isis e non solo.

Esaurito il valzer delle giustificazioni e dei riconoscimenti reciproci, resta tuttavia da capire come si sia potuto arrivare a tanto senza che la minaccia avesse il minimo fondamento reale. Il sindaco (ad interim) Lloyd pretende che si indaghi fino in fondo per chiarire “come è successo, perché e chi ne sia il responsabile”.

E l’impegno a indagare c’è. Ma sulle colpe i toni si fanno improvvisamente vaghi e perplessi. Sulla polizia nessuno sembra aver nulla da ridire, anzi lo stesso Lloyd ne elogia “la professionalità”. E al club padrone di casa non si muovono finora contestazioni.

Il pasticcio ricade per ora solo sull’anonima società Security Search Management & Solutions che a suo tempo aveva fornito il materiale per la simulazione eseguita nello stadio allo scopo di prevenire l’ipotetica minaccia di un attacco.

“E’ tutta colpa mia”, si cosparge il capo di cenere uno dei responsabili dell’azienda, Chris Reid, dicendosi “sconvolto”. Sarebbe stato lui in persona a ‘dimenticare’ sulle tribune lo pseudo-ordigno – in grado peraltro di attirare l’attenzione dei cani addestrati a fiutare esplosivi durante l’esercitazione – rimasto inspiegabilmente poi abbandonato per giorni.

Senonchè c’è da chiedersi se qualche negligenza non sia riconducibile pure alla società di gestione dell’impianto, a chi coordina gli steward, allo stesso Manchester United o magari alle autorità locali. Di sicuro l’episodio pone qualche interrogativo in tema di psicosi, in un Paese che pure sfoggia l’autocontrollo come un vanto. Mentre rischia di far giustizia – con mezza giornata di caos – del mito degli invincibili apparati di sicurezza di Sua Maestà, propagato per decenni al cinema da 007 e soci.

(di Alessandro Logroscino/ANSA)

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