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La lobby delle armi sta con Trump. Duello con Hillary

Pubblicato il 22 maggio 2016 da redazione

US President Bill Clinton (R) and First Lady Hillary Rodham Clinton (L) talk prior to the arrival of the Czech President Vaclav Havel to the official State Dinner at the White House in Washington, DC, 16 September.  Clinton and Havel had a joint press conference earlier and Havel is expected to depart Washington 18 September.                  (ELECTRONIC IMAGE)  EPA/AFP/STEPHEN JAFFE

US President Bill Clinton (R) and First Lady Hillary Rodham Clinton (L) talk prior to the arrival of the Czech President Vaclav Havel to the official State Dinner at the White House in Washington, DC, 16 September. Clinton and Havel had a joint press conference earlier and Havel is expected to depart Washington 18 September. (ELECTRONIC IMAGE) EPA/AFP/STEPHEN JAFFE

WASHINGTON. – Tra Donald Trump e Hillary Clinton si accende anche il duello sulle armi, una delle questioni che più divide l’America. Ieri il candidato repubblicano, che in passato si era pronunciato per il bando delle armi automatiche, ha incassato l’endorsement della National Rifle Association (Nra), promettendo al popolo delle armi di proteggerlo e di eliminare anche le ‘gun free zone’, quegli spazi pubblici in cui è vietato portare pistole o fucili: scuole, chiese, uffici, e alcune aree delle basi militari. E ha bollato la rivale come “la candidata presidenziale più anti armi e anti secondo emendamento”, quello che garantisce l’autodifesa.

Hillary gli ha risposto presentandosi in Florida con la madre di Trayvon Martin, il teenager nero disarmato ucciso nel 2012 da un vicino che ha venduto all’asta la pistola del delitto per 100 mila dollari, ed altri genitori che hanno perso i figli in violenze legate alle armi da fuoco.

“Non possiamo permetterci 33mila morti l’anno”, ha twittato, precisando di sostenere il secondo emendamento ma di essere a favore delle misure di buon senso che rendano più severi i controlli sulla vendita e sul possesso di armi, come disposto recentemente da Barack Obama.

Un provvedimento, quest’ultimo, che invece Trump ha promesso di voler abolire, insieme a tutti gli altri emessi dal presidente americano, “in meno di un’ora appena arrivato alla Casa Bianca”.

Per Trump è stata una vera e propria standing ovation alla convention della Nra, dove ha cavalcato alla grande il sentiment della platea, che è quello dell’America profonda, ricambiato da un tifo da stadio.

“Hillary vuole togliervi le pistole. Vuole che la gente non si difenda, vuole abolire il secondo emendamento della nostra costituzione e vuole liberare pericolosi criminali. Noi non lo permetteremo, gli americani hanno il diritto di difendersi al 100%”, ha promesso.

Ma quasi ogni giorno gli Usa registrano morti, feriti o incidenti legati alle armi facili, come quella usata l’altro giorno vicino alla Casa Bianca da un uomo che è stato poi neutralizzato dal secret service.

Come sull’aborto e sui transgender, è un Paese spaccato in due quello rappresentato da Hillary e Trump in questa campagna elettorale: da una parte i cari di tante vittime innocenti, come Trayvon Martin, diventato icona del movimento ‘Black Lives Matter’, che combatte le violenze – soprattutto della polizia – contro le minoranze.

Dall’altra l’America riunita alla convention della Nra, che parla di “migliaia di patrioti in sala” e vanta di avere di 5 milioni di membri nell’associazione e decine di milioni di sostenitori delle armi in tutto il Paese.

“Mandiamo Hillary in pensione”, era lo slogan, mentre uno dei leader storici della Nra, Wayne LaPierre, invitava a far indossare alla Clinton “una tuta arancione”, come quella dei detenuti di Guantanamo.

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