Mattarella, pace e libertà non si ottengono con le barriere

Pubblicato il 25 maggio 2016 da redazione

mattarella

ASIAGO (VICENZA). – Il progresso e le conquiste civili possono essere mantenute dall’Europa solo garantendo la pace, “non alzando le barriere”, e anteponendo “gli ideali alla ricerca, effimera, del consenso ad ogni costo”. Perchè il rischio è quello di chiudersi “nei recinti di malintesi interessi nazionali”.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sceglie la giornata della sua visita ad Asiago, in occasione delle commemorazioni del centenario della Grande Guerra, per lanciare un monito ai Governi a non disperdere l’eredità più preziosa avuta in dote dall’Europa dopo il disastro di due immani conflitti.

“Sono state le intese, le alleanze non aggressive, le unioni sovranazionali – scandisce il Capo dello Stato – e non le chiusure e le barriere a garantire al nostro Paese e agli altri la libertà e il benessere”.

Poi getta lo sguardo verso i boschi e i prati di queste montagne che hanno visto 230mila morti (150mila gli italiani), e sottolinea che “raccogliere il grido silenzioso che sale dai tanti cimiteri militari sparsi sull’Altopiano di Asiago, significa rispettare il sangue versato dai caduti su entrambi i fronti di guerra e le sofferenze, gli affanni e i patimenti di quanti rimasero in vita in un ambiente distrutto”.

Parole meditate e pesanti quelle di Mattarella, per ricordare i cent’anni dell’avvio di un conflitto che tra queste valli chiamò al sacrificio decine di migliaia di giovani soldati italiani provenienti da ogni dove, compresa la sua Sicilia.

Il Capo dello Stato ha ricevuto subito, al suo arrivo all’aeroporto asiaghese, il primo abbraccio alla comunità locale (“presidente si ricordi del lavoro per i giovani” grida qualcuno). E’ stata la prima tappa di un viaggio tanto breve quanto intenso nel significato.

Dopo aver deposto una corona d’alloro al Sacrario militare del Leiten, che custodisce 55mila mila resti di soldati, italiani e austroungarici, Mattarella, accompagnato dal ministro della Difesa Roberta Pinotti e dal presidente del Veneto Luca Zaia, ha incontrato il popolo di queste terre le cui ferite sono tutt’altro che rimarginate.

La Grande Guerra spazzò via il 95% delle case dell’Altopiano. “La guerra, ogni guerra – ha sottolineato Mattarella, dal palco di Piazza Carli -, è un moltiplicatore di lutti e sofferenze. E’ stata la pace e non la guerra ad assicurare stabilità e progresso, è stato il dialogo non lo scontro a permettere le grandi conquiste civili ed economiche di questi 70 anni”.

Poi il monito del Capo dello Stato ai Governi e alle classi dirigenti del vecchio continente, per “anteporre ideali e visione alla ricerca, effimera, del consenso a ogni costo, ottenuto a volte con grossolane semplificazioni e con demagogia”.

“Il momento, per l’Europa e per il mondo intero – ha ammonito il presidente – non è facile. C’è il rischio concreto che forze disgregatrici, minacce terroristiche, crisi economiche, flussi migratori, facciano fare pericolosi balzi all’indietro”.

Concetti che prima aveva espresso il ministro Pinotti: “l’Europa è stata pensata e scelta per superare le guerre, non possiamo tornare indietro. Oggi tutto è cambiato rispetto alla Prima Guerra mondiale, ma proprio per questo sarebbe drammaticamente ironico se proprio tra Italia e Austria, un secolo dopo gli eventi che oggi ricordiamo, si concretizzassero nuovi tipi di fratture, si materializzassero sinistri simboli, nuovi e antichi, come muri e barriere a promuovere differenze”.

“L’anniversario della Grande Guerra – ha detto da parte sua il presidente del Veneto, Luca Zaia – non poteva non avere una tappa come questa. Un profondo ricordo di uno scenario cruento. E’ giusto rendere onore alle migliaia di militari deceduti su entrambi i fronti, ma anche ai civili e ai sopravvissuti che hanno patito la tragedia del conflitto”.

Infine Mattarella è salito in elicottero fino alla cima del Monte Lozze, a duemila metri di quota, per rendere omaggio con una corona di fiori ai caduti di questo caposaldo e ai 28mila morti dell’Ortigara, il “Calvario degli Alpini”.

(dell’inviato Vincenzo Beni/ANSA)

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