Pelé: un film per rivivere l’emozione di un giocatore indimenticabile

Pubblicato il 27 maggio 2016 da redazione

MILANO – La storia è quella di un ragazzo che non aveva niente ma è stato capace di cambiare tutto. È arrivato nelle sale cinematografiche italiane il mito di Pelè, in un film biografico che ripercorre i primi anni di vita di “O’ Rey”.

107 minuti di pure emozioni per raccontare una parte di vita dell’unico giocatore capace di vincere tre Mondiali e segnare due gol in una finale di Coppa del Mondo.

A presentarlo a Milano è arrivato direttamente il protagonista in un pomeriggio dalle grandi emozioni per giornalisti navigati ma anche per i più giovani.

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– Pelé, questo film ha rappresentato davvero la sua vita?
– Sì, sono molto felice e ringrazio chi è stato con me durante il lavoro. Quando ho cominciato a leggere la sceneggiatura mi sono reso conto dove stava davvero la differenza.

– Una parte importante di questo film la “recita” la Ginga intesa come trionfo del talento sulla tecnica. Ma oggi quanta Ginga è rimasta nel calcio moderno?
– Difficile dirlo abbiamo tanti bravi calciatori anche se per il tipo di gioco che c’è adesso non è facile tirar fuori le migliori capacità individuali. E’ una cosa molto personale, è spettacolo, è come pagare un biglietto allo stadio per vedere non solo la partita.

– Dei giocatori di oggi chi ha dentro questa Ginga?
– Mi piace molto Messi, il suo stile lo rende differente rispetto a Cristiano Ronaldo per fare un esempio. Molto bravi anche Neymar e lo stesso Cristiano Ronaldo.

– L’epilogo del film è la finale del 1958 vinta dal Brasile che ha rappresentato il riscatto di un popolo. Quella partita è stata la più importante della sua storia?
– Direi di sì, se il riferimento è alla parte iniziale della mia carriera. Tenendo conto di tutto, la gara simbolo della mia vita è stata invece la finale del 1970 in Messico perché allora ero un giocatore d’esperienza, cosciente di quanto stava accadendo.

Pelé con il giornalista Emilio Buttaro

Pelé con il giornalista Emilio Buttaro

– Come ha vissuto la disfatta del Brasile nell’ultimo Mondiale?
– E’ stato un disastro. Nessuno ci avrebbe scommesso su qualcosa di così folle contro la Germania, mentre l’altra partita persa con la Colombia non ha fatto tanto clamore.

– In effetti la gara con la Germania ha sorpreso tutti…
– Impossibile spiegare. Avevo 9 anni quando ho visto mio padre piangere per la prima volta. È stato dopo il Maracanazo. Due anni fa, quando siamo stati umiliati dalla Germania per 7-1, ero con mio figlio a Rio a vedere la partita e lui mi ha visto quasi piangere. Le due Coppe del Mondo che abbiamo giocato in Brasile le abbiamo perse e non c’è spiegazione per una cosa del genere.

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– Lei ha segnato quasi 1.300 gol, qual è stato il più bello?
– Quello col Santos nello stadio del Clube Atletico Juventus.

– E il più importante?
– Il millesimo! Un rigore! Ma in quell’occasione ho davvero fatto tremare il Maracanà.

– Qual è il messaggio che vuole dare il film “Pelé”?
– Dire ai ragazzi più in difficoltà che possono riuscire nella vita, insomma che ce la possono fare malgrado tutto.

(di Emilio Buttaro/Voce)
(Foto di Franco Buttaro)

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