L’Ucraina dopo-Maidan, tra speranze e disillusione

Pubblicato il 27 maggio 2016 da redazione

ucraina

KIEV.- I mazzi di fiori a Euromaidan si sono rinsecchiti. Nella piazza teatro della rivoluzione ucraina del 2014 che vuole portare i Paese nell’Unione Europea, un paio di sedicenti veterani chiedono dollari e euro in cambio di braccialetti con i colori nazionali.

Non lontano c’è il memoriale dei caduti, i dimostranti uccisi dalle forze di sicurezza tra il dicembre del 2013 e il febbraio dell’anno successivo. Lì i fiori rossi ornano le foto delle vittime. Qualche passante si ferma per le foto di rito. Ci sono anche i caschetti da operai, divenuti celebri nelle settimane della rivolta.

Il Paese è stretto nella morsa della crisi economica. Il Pil nel 2015 è crollato del 9,7%, mentre l’inflazione ha sfondato la soglia del 40%. Nel primo semestre del 2016 la situazione è migliorata, le stime parlano di una crescita in positivo dell’1,5%. In questo quadro soffre l’export dei principali Paesi partner: quello dell’Italia, stimano i dati del’Ice, nel 2015 ha segnato un -25%.

Le robuste riforme avviate dal governo e monitorate dal Fondo monetario internazionale hanno dato uno scossone al sistema bancario: su circa 170 istituti nel 2013 60 hanno chiuso, sono falliti o sono stati messi in liquidazione. Ma è il settore degli investimenti stranieri quello che soffre di più. Molte aziende, comprese quelle tricolori, sono uscite dal Paese.

“Troppa corruzione e vincoli che ricordano il regime sovietico”, sottolinea una fonte qualificata. L’Ucraina si caratterizza “per l’opacità e la poca trasparenza delle istituzioni, in particolare nell’ambito fiscale e giuridico, e non mancano i “comportamenti poco ortodossi” delle amministrazioni locali.

“Il sistema non tutela gli investitori”, sottolineano gli analisti. Ne fanno le spese non solo le Pmi, ma anche giganti dell’energia del calibro di Eni o Chevron. La corruzione “è ovunque”. Il conflitto nel Donbass fa da contesto a una situazione economica e sociale che viene definita “apocalittica”.

L’enorme massa di sfollati interni, oltre un milione, pone il governo di fronte a sfide crescenti. L’impegno è serrato. “Il contesto politico si è rinnovato, e si è chiuso il capitolo ‘sensibile’ della nomina del procuratore generale”, ha spiegato l’ambasciatore italiano Fabrizio Romano ai giornalisti, in un incontro a Kiev promosso dalla sede diplomatica statunitense a Roma.

Il governo americano, per bocca del suo rappresentante nella capitale ucraina, Geoffrey Pyatt, si dice “incoraggiato dai progressi” ma evidenzia che “c’è ancora molto da fare” sul piano delle riforme. Ma, nonostante i passi avanti, resta forte la sfiducia nei confronti della politica.

“Vi ringrazio per aver fatto sentire la vostra voce, altrimenti i politici non avrebbero fatto nulla”, ha detto Nadia Savchenko, rivolgendosi al “popolo” del Paese. E così la top-gun ucraina liberata da Mosca in cambio del rilascio di due agenti russi è diventata non solo il simbolo della “resistenza all’aggressione russa”, ma anche quello del malcontento popolare.

Intanto l’autunno si avvicina. Si guarda con molta preoccupazione all’ulteriore rincaro delle tariffe, in particolare energetiche, previsto a ottobre. Per alcuni potrebbe essere l’occasione per una nuova rivolta che porti a un cambiamento più incisivo. Ma altri temono il rischio che alcune cerchie politiche che godono dell’appoggio delle milizie armate possano far scivolare l’Ucraina nel caos. E spezzare il sogno riformista di Euromaidan.

(dell’inviato Claudio Accogli/ANSA)

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