Renzi, l’Italicum non si discute

Pubblicato il 28 maggio 2016 da redazione

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ROMA. – “L’Italicum non si discute”. Sono le sette del mattino quando Matteo Renzi, dal Giappone, mette una pietra tombale sulle richieste della minoranza Pd. A chi, come Pier Luigi Bersani, ha chiesto di cambiare la legge elettorale per cancellare ogni tentazione della sinistra Dem di dire “no” al referendum sulla riforma costituzionale, il premier replica secco che tra i due temi “non può esserci nessun collegamento”. E bolla la discussione come un “dibattito autoreferenziale e interno della classe politica”.

Ma il confronto, che è appena alle battute iniziali, tracima sul ring delle amministrative. I renziani accusano i bersaniani di ‘sabotare’ con le loro critiche “tafazziane” i candidati sindaco del Pd. E Gianni Cuperlo rispedisce l’accusa al mittente: il giorno dopo le comunali, promette, il confronto si riaprirà sul serio.

“Capisco le ansie, ma mi sembra riduttivo” parlare del metodo di elezione dei futuri parlamentari, osserva Renzi, che nella conferenza stampa conclusiva del G7 in Giappone non può ignorare lo scontro in atto nel suo partito.

Bersani gli ha chiesto di cambiare l’Italicum e presentare subito la legge per l’elezione dei futuri senatori-consiglieri regionali. Il presidente del Consiglio gli ricorda di aver già dato la sua parola che la legge per il Senato sarà fatta dopo il via libera al referendum. Mentre sull’Italicum si mostra irremovibile: non si cambia perché “dà la certezza a chi arriva prima di governare ed elimina il rischio di inciuci permanente”.

In realtà, osservano fonti parlamentari della maggioranza Pd, non è escluso che alla legge elettorale per la Camera si debba rimettere mano dopo che sul testo si sarà pronunciata la Corte Costituzionale. Il giudizio potrebbe arrivare a ottobre (il 4, la data indicativa) e comportare alcune correzioni. Ma chiedere di discuterne ora rischia di indebolire la campagna per il sì al referendum costituzionale.

“E’ un colpo basso”, afferma Graziano Delrio. Il ministro delle Infrastrutture, spesso mediatore con la sinistra Dem, questa volta auspica anche che “non sia accettata” l’adesione di esponenti Pd ai comitati per il no. Anche se Renzi ribadisce che non espellerà nessuno: “Chi vuole votare no ha tutto il diritto di farlo…”, scandisce.

Tutte le energie del premier e dei dirigenti Pd è ora concentrato – anche su suggerimento del guru americano Jim Messina – sul tentativo di allargare il più possibile la base dei votanti al referendum, ben oltre il Pd. “I cittadini decideranno come dicono loro non come viene suggerito da un capo di un partito o l’altro”, dice il premier. E Maria Elena Boschi afferma, definitiva: “E’ l’ultima chiamata per il Paese”.

Il sì al referendum, osserva l’ex presidente Giorgio Napolitano, è un passaggio cruciale per poi “completare il percorso di riforma”. Ma l’Anpi, in dissenso con la Confederazione delle associazioni combattenti, conferma il suo “no” al referendum. Silvio Berlusconi rilancia il suo allarme per la “deriva autoritaria”. E il giurista Alessandro Pace, dal comitato per il no, denuncia la nascita di un “premierato assoluto” e la chiusura di spazi sulla stampa e in Rai.

“E’ un errore”, incalza dalla minoranza Pd Roberto Speranza, non dare ascolto alle preoccupazioni di tanti aprendo a modifiche all’Italicum. E’ stato un errore, ribadisce Massimo D’Alema, aver approvato il ddl Boschi “a stretta maggioranza”.

Le richieste della minoranza, replicano i renziani, mirano solo a indebolire il governo e il premier in vista delle comunali prima, del referendum poi. L’irritazione nella maggioranza Dem è alta dopo un’intervista al vetriolo sui temi economici di Bersani al Fatto quotidiano: “Conferma un’insana tendenza all’autogol”, attacca Andrea Marcucci.

Ma se qualcuno rischia di sabotare le comunali, replica Cuperlo, quel qualcuno è Renzi: “Avevo proposto una moratoria. Vedo che il premier fa polemica interna anche dal Giappone. Peccato. Il buon senso impone di non dividere il campo che si dovrebbe unire. Per questo nel merito del referendum tornerò dopo il voto, ma a urne chiuse su referendum e legge elettorale il dibattito va riaperto”, annuncia Cuperlo, che non scioglie ancora la riserva su come voterà e chiede di introdurre il premio alla coalizione nell’Italicum.

(di Serenella Mattera/ANSA)

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