Si accende la campagna elettorale per i Comuni

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi a Trieste per la firma di un protocollo d'intesa tra Presidenza del Consiglio dei ministri, Ministero dei Beni culturali, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Comune e Autorità portuale per la valorizzazione delle aree già facenti parte del compendio del Porto Vecchio di Trieste, Trieste, 28 maggio 2016. ANSA/TIBERIO BARCHIELLI/UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi a Trieste per la firma di un protocollo d'intesa tra Presidenza del Consiglio dei ministri, Ministero dei Beni culturali, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Comune e Autorità portuale per la valorizzazione delle aree già facenti parte del compendio del Porto Vecchio di Trieste, Trieste, 28 maggio 2016. ANSA/TIBERIO BARCHIELLI/UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi a Trieste per la firma di un protocollo d’intesa tra Presidenza del Consiglio dei ministri, Ministero dei Beni culturali, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Comune e Autorità portuale per la valorizzazione delle aree già facenti parte del compendio del Porto Vecchio di Trieste, Trieste, 28 maggio 2016. ANSA/TIBERIO BARCHIELLI/UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI

ROMA. – Con un duro attacco alla sinistra che “gode a perdere” e ai pentastellati che sono eterodiretti da “mail anonime”, Matteo Renzi surriscalda l’ultima settimana di campagna elettorale. Il premier è a Torino e poi Varese, domani sarà a Milano, mercoledì Roma, venerdì Bologna, Rimini e Ravenna. Perché, ricorda il “veterano” Piero Fassino, “il 20% degli elettori decide se e come votare in questa settimana”. Sembrano perciò abbassarsi – anche se l’atmosfera è tesissima – anche i toni dello scontro interno al Pd sul referendum costituzionale.

Perché domenica si vota e intanto gli avversari non stanno a guardare. E se Silvio Berlusconi suona la carica da Milano per provare a far vincere Stefano Parisi, il M5S incalza a Roma. Renzi non si stanca di insistere “sull’incredibile valore che avrà il referendum di ottobre, anche per la credibilità del Paese all’estero”. Ma a sei giorni dal voto, il premier scende sul ring delle comunali.

E al fianco di Fassino lancia la volata finale. “Gli juventini vadano dai granata, i granata vadano dagli juventini”, è la provocazione che lancia ai Dem torinesi, perché non si risparmino nella “propaganda”. “Fuori da noi c’è l’elenco delle sfighe. Gli altri cercano di gufare perché l’Italia non ce la faccia. Noi la stiamo portando fuori dalla palude, gli altri sperano nell’autodistruzione del Paese”, è l’invito di Renzi.

Ma le opposizioni replicano attaccando sul bonus degli 80 euro: oltre un milione di italiani, denunciano Fi, Fdi e Sel, hanno dovuto restituirlo. Ma il governo precisa che il numero è più limitato e la restituzione riguarda solo chi, a conti fatti, ha superato il reddito previsto per aver diritto al bonus.

Intanto da Torino il premier attacca a muso duro la sinistra extra-dem che, con la candidatura di Airaudo, ostacola la vittoria di Fassino al primo turno: “Se i compagni Airaudo e Landini avessero avuto ragione oggi la Fiat Chrysler non sarebbe più a Torino. Abbiamo avuto ragione noi a rifiutare la cultura del no. C’è una parte della sinistra che gode nel perdere e lamentarsi e una sinistra che invece prova a vincere”.

L’altro fronte di attacco è al M5s, che conduce nei sondaggi a Roma. Il Pd incalza sull’annuncio degli assessori (uno “a termine”) anticipato da Luigi Di Maio e ufficializzato da Virginia Raggi. “Mandano mail anonime a dirti ciò che devi fare e ciò che non devi, a indicare gli assessori. Più che pentastellati sembrano un pentapartito”, ha buon gioco ad attaccare Renzi, negli stessi minuti in cui da Parma il sindaco M5s Federico Pizzarotti, sospeso dal Movimento, denuncia il “limbo insopportabile” e “paradossale” in cui è tenuto.

Ma Alessandro Di Battista rivendica la ‘diversità’ grillina dal ‘sistema’ che “butta fango ogni giorno”. Il deputato sostiene che proprio “la violenza inaudita degli attacchi contro M5S dovrebbe convincere gli italiani a darci una possibilità”. E fa un esempio: “Se Grillo non viene a Piazza del Popolo il 3 dicono che ‘ha mollato Raggi’, se verrà diranno che è eterodiretta”.

Da Milano, intanto, Berlusconi scommette sulla vittoria di Stefano Parisi come primo passo per la sconfitta della sinistra anche al referendum costituzionale. “Se io avessi fatto un decimo di quanto fa Renzi sarebbe venuta la rivoluzione”, lamenta tornando a denunciare il “regime”. Se a ottobre vincesse il ‘no’, si è a più riprese detto convinto Berlusconi, si aprirebbe la strada di un governo di unità nazionale.

Ma Stefano Fassina, candidato di SI, bolla l’ipotesi come “fantapolitica”. Sul referendum si abbassano per un giorno i toni nel Pd. Anche perché Renzi, pur rivendicando la “rottamazione” di chi prima di lui ha portato alla “palude”, assicura che il Pd “non butta fuori chi dissente”.

Proprio un tentativo di mettere alla porta la sinistra del partito è stato denunciato da Gianni Cuperlo: a questo si arriverà se non “c’è ascolto e dialogo”. Ma sia il vicesegretario Lorenzo Guerini, che rassicura sul punto dolente della legge elettorale per il Senato, sia il presidente Matteo Orfini, secondo il quale nessuno deve andarsene, provano a svelenire i toni: “Basta litigare, siamo in campagna elettorale”, dice Orfini.

E la minoranza, replica Roberto Speranza, è in prima linea: “I nodi politici ci sono, sono tanti e sono molto seri, ma ne discuteremo soltanto dopo”.

(di Serenella Mattera)

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