Scuote l’Europa la foto shock del bimbo annegato

Pubblicato il 30 maggio 2016 da redazione

In this Friday, May 27, 2016 photo, a Sea-Watch humanitarian organization crew member holds a drowned migrant baby, during a rescue operation off the coasts of Libya. Survivor accounts have pushed to more than 700 the number of migrants feared dead in Mediterranean Sea shipwrecks over three days in the past week, even as rescue ships saved thousands of others in daring operations. (Christian Büttner/EIKON NORD GMBH GERMANY via AP)

In this Friday, May 27, 2016 photo, a Sea-Watch humanitarian organization crew member holds a drowned migrant baby, during a rescue operation off the coasts of Libya. Survivor accounts have pushed to more than 700 the number of migrants feared dead in Mediterranean Sea shipwrecks over three days in the past week, even as rescue ships saved thousands of others in daring operations. (Christian Büttner/EIKON NORD GMBH GERMANY via AP)

ROMA. – “Sembrava una bambola”. Invece era un bambino, di non più di un anno, inghiottito dal Mediterraneo. Il suo corpicino nudo è avvolto tra le braccia di un soccorritore sconfortato: l’ennesima tragedia del mare è stata documentata in una foto shock diffusa da un’organizzazione umanitaria, come duro monito all’Ue affinché garantisca passaggi sicuri alle migliaia di disperati in fuga da guerre e povertà.

Il piccolo cadavere è stato recuperato dalla ong Sea-Watch venerdì scorso a largo della Libia, subito dopo che un barcone di legno era affondato con 45 persone a bordo. “Sembrava una bambola, con le braccia tese”, ha raccontato il soccorritore. “L’ho preso in braccio per proteggerlo, come se fosse ancora vivo, con i suoi occhi luminosi e amichevoli, ma immobili”, ha continuato nel suo racconto l’uomo, padre di tre figli che ha detto chiamarsi Martin.

“Ho cominciato a cantare per trovare conforto e dare un senso a questo incomprensibile e straziante momento”, perché “fino a qualche ora fa il bambino era vivo”. “Se non vogliamo più vedere queste immagini dobbiamo smettere di fabbricarne”, ha spiegato in un comunicato la ong Sea-Watch, lanciando un duro attacco alle autorità: “Sulla scia di questi eventi disastrosi, diventa evidente per le organizzazioni che operano sul campo che gli appelli dei politici europei ad evitare ulteriori morti in mare non sono altro che parole”.

I numeri dell’Onu sulle tragedie del mare sono impietosi e confermano che quella appena conclusa è stata una delle peggiori settimane di sempre: tre naufragi, 65 corpi recuperati, 700 dispersi, almeno 40 dei quali bimbi. Una strage nella strage, quella dei più piccoli, che l’Unicef chiama “genocidio” e che era stata documentata in un altra foto che lo scorso ottobre aveva fatto il giro del mondo: quella di Aylan, bambino siriano di tre anni trovato morto su una spiaggia di Bodrum, paradiso turistico della Turchia, con la faccia in giù, appena lambito dall’acqua, le braccia abbandonate, ancora vestito.

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