Lippi: idee da dt, patto per limitare gli stranieri in campo

09 July 2006 : Lippi of Italy during the Germany's 2006 World Cup, Final soccer match between Italy and France and Italy at the Olympiastadium, Berlin. © Salvatore Giglio / Grazianeri Ag
09  July 2006 : Lippi of Italy  during the Germany's 2006 World Cup, Final soccer match between Italy and France and Italy at the Olympiastadium, Berlin. © Salvatore Giglio / Grazianeri Ag
09 July 2006 : Lippi of Italy during the Germany’s 2006 World Cup, Final soccer match between Italy and France and Italy at the Olympiastadium, Berlin. © Salvatore Giglio / Grazianeri Ag

ROMA. – L’azzurro di Marcello Lippi non è mai sbiadito. Il ct campione del mondo a Berlino 10 anni orsono è tornato prepotentemente di moda per il dopo Conte, sia pure nel ruolo di direttore tecnico ancora da ufficializzare. L’allenatore viareggino, che ieri è intervenuto a Radio anch’io lo sport, in onda su RadioRai, ha parlato di nuove norme per la gestione del calcio italiano, sempre più invaso da giocatori stranieri, che tolgono spazio ad atleti che potrebbero rifornire le Nazionali azzurre.

Lippi ha già una propria ricetta per un futuro più solido e meno avaro di talenti italiani. Attualmente solo il 35 per cento dei calciatori è impiegabile nelle Nazionali, contro un 66 per cento del 2006, anno in cui Lippi sedeva sulla panchina azzurra.

“Invertire la tendenza è possibile, ma ci deve essere la volontà dei presidenti – le parole del tecnico toscano -. Dal punto di vista legale è impossibile, per la libera circolazione dei lavoratori, e i calciatori sono lavoratori dipendenti, quindi possono giocare dappertutto.

Basterebbe che si mettessero d’accordo i presidenti, decidendo che, d’ora in avanti, prendono al massimo cinque stranieri per squadra e gli altri sei in campo sarebbero italiani. Lo so che può apparire pura fantasia, ma è l’unica cosa possibile. Tutti dicono che ci sono troppi stranieri, per questo servirebbe un patto d’onore”.

Sulla sua sempre più probabile nomina di direttore tecnico, Lippi non si sbilancia. “Non sono i giocatori o gli allenatori che annunciano gli ingaggi. Sono scelte che spettano a club e federazioni”, le sue parole.

“Ho sempre detto – spiega – che mi piacerebbe continuare nel calcio, ma non più per allenare”. Dieci dopo l’impresa in Germania, Lippi confessa di pensare “spesso a quel Mondiale. Sono in contatto con i giocatori che hanno partecipato a quella vittoria, tanti sono ancora protagonisti. Penso a Buffon, Barzagli, Totti, che è riuscito a convincere tutti per giocare ancora un anno. Sono giocatori immortali”.

Infine, Lippi parla della ‘sua’ ex squadra, la Juventus, che sembra intenzionata a tenersi Paul Pogba, per tentare l’assalto alla prossima Champions. “Se i dirigenti di una società nemmeno si siedono per trattare la vendita di un giocatore per 80 milioni, vuol dire che sono consapevoli della forza della squadra”, il parere di Lippi, che poi confessa di essere rammaricato “per non aver visto la Juventus l’altra sera in campo a Milano per la finale di Champions”.`

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