Migranti: mentre l’Ue prepara una risposta, la Bulgaria completa il muro

Migranti: Ue prepara risposta, Bulgaria completa muro
Migranti: Ue prepara risposta, Bulgaria completa muro
Migranti: Ue prepara risposta, Bulgaria completa muro

BRUXELLES. – La rotta balcanica è (quasi) chiusa, quella del Mediterraneo verso l’Italia sta tornando ai livelli del 2015. E non sembrano bastare i 700 morti degli ultimi giorni per alzare ulteriormente l’allarme a Bruxelles.

Mentre da Vienna l’agenzia per i Diritti umani denuncia che la risposta alla crisi sta “mettendo a dura prova” la difesa dei diritti umani di cui la Ue si è sempre fatta paladina, la Commissione – a commento delle tragiche cifre del weekend – rivendica di aver presentato una strategia complessiva già più di un anno fa.

Intanto però gli sfollati da Idomeni sono stati trasferiti in strutture bocciate dall’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa e che il portavoce della Commissione deve definire “comunque migliori della vergogna” del pantano al confine con la Macedonia.

E la Bulgaria completa altri 35 chilometri della barriera di filo spinato che entro fine estate dovrebbe fisicamente blindare la frontiera con la Turchia.

La Commissione nel frattempo è al lavoro su due fronti. Da una parte l’esecutivo, che riconosce “progressi” da parte turca, ha inviato un team di esperti ad Ankara per lavorare sul dossier della riforma della legge anti-terrorismo che resta il principale ostacolo per dare il via libera alla liberalizzazione dei visti, che Erdogan vuole come contropartita per non far fallire l’accordo del 18 marzo.

Dall’altra Bruxelles è impegnata per mettere a punto il piano per affrontare alla radice le cause dell’immigrazione, basato anche sulle proposte del ‘migration compact’ presentato dall’Italia, che Timmermans e Mogherini presenteranno il 7 giugno da Strasburgo.

“Ogni morte è una morte di troppo” dice il portavoce della Commissione, assicurando che l’esecutivo “sta guardando con molta attenzione alla rotta del Mediterraneo”. Il problema è che il piano allo studio per gli “interventi su misura” per i paesi di origine e transito non ha una controparte come la Turchia, discutibile ma forte.

Per frenare il flusso, spiegano alti funzionari, da una parte è necessario continuare ad attaccare il modello di business dei trafficanti come si sta facendo con l’Operazione Sophia, dall’altra il “principale strumento” è appunto basato sul ‘migration compact’.

Il piano europeo sarà articolato su due fasi: a breve termine conterà su accordi, con fondi anticipati dalla Commissione, con una serie di paesi – tra cui Mali, Niger, Sudan ma anche Pakistan – per frenare le partenze e favorire il rientro dei migranti espulsi dai paesi europei.

Più complesso il progetto a lungo termine, per il quale si sta mettendo a punto un meccanismo che ‘miscela’ risorse dai fondi europei per la cooperazione e lo sviluppo e garanzie della Bei, con l’idea di attivare un effetto leva simile al ‘Piano Juncker’ per gli investimenti in Europa e permetta di attirare anche finanziamenti privati.

I soldi ‘veri’, tutto compreso, non dovrebbero però superare i 4,5 miliardi di euro. Ed è considerato “irrealistico” che l’effetto leva possa far lievitare il piano a quota 60 miliardi. Se il moltiplicatore del piano di investimenti europei è stato fissato a 15, “è impossibile” – dicono fonti europee – arrivare allo stesso livello per gli investimenti esterni alla Ue. Per ora da parte dei privati starebbe infatti emergendo qualche interesse solo per progetti in campo energetico.

(di Marco Galdi/ANSA)