Petrolio: il calo dei prezzi pesa sulle maggiori società petrolifere

Pubblicato il 31 maggio 2016 da redazione

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NEW YORK. – Il petrolio in rimonta, con le quotazioni che tornano a rivedere quota 50 dollari, non allenta la pressione sui big del settore. Il calo dei prezzi degli ultimi mesi ha fatto schizzare il debito delle 15 maggiori società petrolifere europee e americane a 383 miliardi di dollari, ovvero 92 miliardi di dollari in più rispetto a 12 mesi fa.

Un balzo che preoccupa: in caso di nuovi cali dei prezzi le aziende si troverebbero fortemente esposte alle fluttuazioni. Corse ai ripari con taglio dei costi e degli investimenti, le big del petrolio vedono ridursi le munizioni a disposizione per contrastare eventuali nuovi cali, che rischiano di tradursi nella perdita di posti di lavoro, taglio dei dividendi e fusioni e acquisizioni per difendersi da un contesto difficile.

L’aumento del debito è in parte legato, per 19 miliardi di dollari, all’acquisizione di BG Group da parte di Royal Dutch Shell. Ma tutte le big nei loro risultati hanno mostrato un aumento dell’indebitamento. Exxon ha un debito alla fine di marzo di 38,3 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 27,6 miliardi di dollari del 2015. Bp di 30,6 miliardi di dollari contro i 24,6 miliardi dell’anno scorso.

Le conseguenze del boom si riflettono nelle ondate di downgrade decisi dalle agenzie di rating, con S&P’s che ha strappato a Exxon la tripla A. L’andamento dei prezzi del petrolio è un ”problema non solo per i progetti e le società più piccole” afferma Jason Bloom, di PowerShares.

Nelle ultime settimane i prezzi del petrolio sono tornati a salire, rivedendo quota 50 dollari per poi ripiegare. Un trend al rialzo che comunque sembra destinato a proseguire, facendo tirare un sospiro di sollievo all’Opec.

Alla riunione del cartello dei paesi produttori in calendario giovedì non sarebbe in agenda nessun intervento sulla produzione, destinata a restare stabile. ”Il mercato si sta bilanciando” affermano i delegati all’Opec di Iran, Iraq, Kuwait e Nigeria.

Secondo gli analisti, la riunione confermerà la transizione dell’Opec da cartello a uno dei principali attori sul mercato. E rappresenta il primo appuntamento da quando l’Arabia Saudita ha annunciato la propria svolta economica, presentando un piano per ridurre la propria dipendenza dal petrolio e sono cadute le sanzioni all’Iran.

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