Usa2016: in pista partito Libertari. Trump attacca i media

Pubblicato il 31 maggio 2016 da redazione

Donald Trump, Gary Johnson, y Hillary Clinton.

Donald Trump, Gary Johnson, y Hillary Clinton.

WASHINGTON. – Donald Trump va alla guerra dei reduci sbandierando i quasi 6 milioni di dollari raccolti a loro favore e attaccando in modo virulento la stampa per averlo criticato anche su questo fronte, mettendo in dubbio l’entità della somma. “La stampa dovrebbe vergognarsi di se stessa, voi mi fate apparire molto negativamente, non ho mai ricevuto una così cattiva pubblicità per il mio buon lavoro”, ha accusato il candidato presidenziale repubblicano, definendo la stampa “disonesta” e un reporter di Abc “abietto”.

“E Hillary, quanto ha dato ai reduci? niente!”, ha incalzato il tycoon mentre la sua rivale democratica, che ha incassato il prezioso endorsement del governatore della California, sta lanciando una campagna per denunciare le dichiarazioni denigratorie sugli ex combattenti fatte in passato dal magnate.

Ma i due, che nei sondaggi nazionali appaiono quasi testa a testa (47% a 45% per l’ex first lady nell’ultima rilevazione Nbc news), ora dovranno vedersela con un altro nemico, il terzo incomodo, dopo che era svanito lo spauracchio dell’ex sindaco di New York Michael Bloomberg: nel weekend infatti ha deciso di scendere in campo per la Casa Bianca anche il partito libertario, offrendo una alternativa sullo sfondo dell’ impopolarità di entrambi i candidati.

Il ticket è stato votato in una convention a Orlando. Si tratta di Gary Johnson e di William Weld, entrambi ex governatori repubblicani, il primo del New Mexico e il secondo del Massachusetts. Johnson era già stato il candidato presidenziale del partito libertario nel 2012 ottenendo oltre un milione di voti, pari all’1%, ma in due differenti e recenti sondaggi nazionali è dato al 10%-11%.

Alcuni analisti, scrive il Nyt, ritengono che potrebbe strappare uno stato, cosa che nessun terzo partito è riuscito a fare dopo George Wallace nel 1968, o ottenere abbastanza voti per influenzare le elezioni, come fecero Ross Perot e Ralph Nader (che determinò la sconfitta del democratico Al Gore nel 2000).

Secondo Kyle Kondik, del Centro per la politica dell’Università della Virginia, il ticket potrebbe catturare molti voti nei rispettivi ‘home state’ ma anche in Alaska, Arizona, Colorado e Nevada, che hanno dimostrato la propensione a votare candidati non convenzionali.

Il partito è il terzo più grande per numero di elettori registrati (411 mila) e punta a competere in tutti i 50 Stati, intercettando gli scontenti dei due schieramenti. Secondo un fresco sondaggio targato Nbc/Wsj, il 47% degli elettori registrati sarebbe pronto a considerare il candidato di un terzo partito se i duellanti fossero Trump e Hillary.

E quello libertario è un mix di destra e sinistra, molto liberale sulle questioni sociali e molto conservatore sul piano fiscale: contro la guerra, contro la spesa pubblica, contro le tasse, ma a favore della liberalizzazione della marijuana e dei grandi accordi commerciali.

Insomma, una mina elettorale vagante, che potrebbe togliere voti decisivi a Hillary e a Trump se la sfida finale si giocherà sul filo di lana, in una decina di Stati in bilico. Dei due rivali quello che forse ha più da temere è il tycoon, perché i libertari continuano ad essere percepiti come repubblicani ‘lite’ o “old white guys’ e il ticket votato propone due ex governatori repubblicani, con Weld che ha paragonato le politiche del magnate sull’immigrazione a quelle di Hitler.

In ogni caso potrebbe essere il banco di prova se può iniziare “l’era del terzo partito”, in un momento in cui circa il 40% degli elettori – secondo un sondaggio Ap-Norc center – afferma di non avere fiducia nel complicato e variegato processo delle primarie per selezionare i ‘nominèe’.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)

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