Primi raid da portaerei Usa nel Mediterraneo contro l’Isis

Pubblicato il 04 giugno 2016 da redazione

Caccia decollati da portaerei Truman

Caccia decollati da portaerei Truman

WASHINGTON. – Gli Usa intensificano la lotta all’Isis lanciando raid aerei dalla portaerei Harry S. Truman, per la prima volta dal Mediterraneo orientale, dopo quasi due anni di guerra al Califfato. Ma è anche la prima volta che si utilizza una portaerei americana nel Mediterraneo per prendere di mira bersagli in Medio Oriente dall’inizio della guerra in Iraq nel 2003, quando la stessa Truman fu impiegata a sostegno dell’operazione ‘Iraqi Freedom”.

L’annuncio è stato dato dal comando delle forze Usa in Europa e confermato dalla marina americana, che non ha tuttavia precisato ufficialmente se gli attacchi siano avvenuti in Siria – come indica una fonte a Fox news – o in Iraq, né il tipo di bersaglio.

“Finché il gruppo d’attacco della Harry S. Truman si troverà nell’area delle operazioni della Sesta flotta, continuerà a proiettare forza verso terra contro i terroristi e gli estremisti violenti”, ha dichiarato il vice ammiraglio James Foggo, comandante della Sesta flotta Usa.

“Questo dimostra la mobilità, la flessibilità e l’adattabilità della nostra marina, come pure il nostro impegno a eseguire una vasta gamma di operazioni militari in coordinamento con i nostri indispensabili alleati e partner europei”.

Nessun cenno sull’ipotesi che prima dei raid sia stato chiesto il permesso del governo siriano o dei militari russi, che a Latakia hanno installato i missili anti-aerei S-400. La posizione di Washington è che attualmente non sta coordinando i suoi raid in Siria con Mosca, ma Usa e Russia si parlano costantemente anche per evitare possibili incidenti.

Più illuminante un altro ufficiale anonimo della marina Usa: “Questo dimostra che possiamo condurre operazioni di volo contro l’Isis anche da altri luoghi, non solo dal Golfo Persico”, ha confidato a Fox News. Potrebbe quindi essere un messaggio alla Turchia, il cui governo recentemente si è lamentato per il sostegno Usa alle milizie curde che combattono l’Isis: come a dire che gli Stati Uniti non dipendono esclusivamente dalla base turca di Incirlick.

Ma potrebbe essere un messaggio pure per Mosca, per la sua crescente presenza militare e la sua progressiva influenza nella regione. Anche la Russia del resto presidia il Mediterraneo orientale, da dove in passato ha già lanciato missili contro l’Isis a Raqqa, dopo la dimostrazione di muscoli con i missili sparati dalla flotta nel Caspio.

Finora invece gli Usa avevano fatto partire i loro attacchi aerei all’Isis dal Golfo persico, dove la Uss Truman ha stazionato otto mesi, o da basi a terra di vari Paesi: non solo la Turchia, ma anche il Bahrain e gli Emirati Arabi.

Un recente rapporto del dipartimento di stato americano sul terrorismo nel 2015 conferma che l’Isis “resta la più grande minaccia globale, mantenendo una formidabile forza in Iraq e in Siria”, e contando fino a 5.000 combattenti in Libia. Anche se dalla seconda metà dello scorso anno ha cominciato a perdere potere, territori (il 40%) e fonti di finanziamento.

Ora si sta stringendo il cerchio sulle loro roccaforti, come Raqqa, Mosul e Falluja. E i raid aerei Usa che partono dal Mediterraneo sono un’altra mossa a sorpresa per far sentire il fiato sul collo ai militanti dell’Isis.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)

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