Nuova tragedia dei migranti, a Creta si temono 350 morti

A body bag lies on the beach as rescue personnel work where bodies of migrants washed up, in Zuwarah, west of Tripoli, Libya, 02 June 2016 EPA/MOHAME BEN KHALIFA
A body bag lies on the beach as rescue personnel work where bodies of migrants washed up, in Zuwarah, west of Tripoli, Libya, 02 June 2016 EPA/MOHAME BEN KHALIFA
A body bag lies on the beach as rescue personnel work where bodies of migrants washed up, in Zuwarah, west of Tripoli, Libya, 02 June 2016
EPA/MOHAME BEN KHALIFA

IL CAIRO. – Ancora morte nel Mediterraneo delle migrazioni, dove si temono fino a 350 morti per il capovolgimento di un barcone a largo di Creta e se sono contati, uno a uno, quasi 120 cadaveri per un naufragio davanti alle coste libiche.

Davanti a Creta il barcone su cui erano stipati i migranti ha iniziato ad affondare in acque internazionali 75 miglia a sud del porto di Kalo Limeni mentre, secondo media greci, stava tentando di far rotta verso l’Italia. Il numero di vittime accertate ieri era di nove e 340 quello delle persone soccorse: una tragedia da 300-350 vittime si profila perché, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), sul barcone si trovavano circa 700 migranti.

Ancora una volta cifre elevate come quelle degli oltre mille migranti che l’Oim stima siano morti nell’ultima settimana di maggio nel Mediterraneo. Ma pur sempre impersonali cifre, senza invece la tragica fisicità degli oltre cento cadaveri recuperati su spiagge dell’ovest della Libia tra le mattine di giovedì e venerdì.

La Mezzaluna rossa libica ha riferito di aver raccolto 117 corpi, tra cui quelli di 70 donne e anche di cinque bambini, tutti “africani”. Secondo il portavoce della Marina libica, potrebbe trattarsi dei migranti che erano a bordo di un barcone trovato vuoto giovedì e capovoltosi forse il giorno prima.

L’ipotesi è avvalorata dal fatto che, secondo la Mezzaluna rossa, i corpi non sono decomposti e perciò le vittime dovrebbero essere affogate nelle 48 ore precedenti. Ma non vi sono certezze. Certo è però che dopo la chiusura della rotta balcanica, per i disperati del martoriato Medio Oriente la valvola di sfogo è quella del Mediterraneo centrale, la quale passa per una Libia ancora quasi fuori controllo a causa di una guerra civile solo negli ultimi mesi in via di ricomposizione.

Effetto del filo spinato in Macedonia e altri paesi balcanici è l’accordo dell’Ue con la Turchia che sta per per entrare in concreto vigore col rinvio in Anatolia di un profugo siriano cui in Grecia è stata bocciata la richiesta di asilo.

Sottolineando l’assoluta povertà, i diritti violati e l’integrazione negata che piaga i profughi in Turchia, Amnesty International ha chiesto nelle ultime ore all’Ue di “interrompere immediatamente i piani di rinvio dei richiedenti asilo sulla base della falsa pretesa” che vadano in “un ‘Paese sicuro'”.

Il primo sos per il naufragio al largo di Creta è stato lanciato alle 17:15 di giovedì da un mercantile italiano “in prossimità del limite delle aree di Ricerca e soccorso marittimo (SAR) egiziane e greche”, ha riferito la Guardia Costiera italiana la quale ha constato che l’Egitto si è chiamato fuori e “non ha assunto il coordinamento” dei soccorsi ritenendo che il barcone “fosse fuori dalla propria area di responsabilità”.

In seguito a questa scelta, tecnicamente forse corretta ma mediaticamente esposta all’accusa di egoismo, le forze armate egiziane hanno sottolineato di aver inviato in zona un elicottero, due aerei e tre navi e allertato gli ospedali militari di buona parte della costa.

(di Rodolfo Calò/ANSAmed)

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