Quando Trump aiutò Gheddafi a piantare la tenda a Ny

Roma, a Villa Pamphili la tenda di Gheddafi
Roma, a Villa Pamphili la tenda di Gheddafi
Roma, a Villa Pamphili la tenda di Gheddafi

WASHINGTON. – Donald Trump non esita a vantarsi in tv di aver fatto “un sacco di soldi” con il defunto leader libico Muammar Gheddafi, quasi raggirandolo, quando nel 2009 gli affittò un pezzo di terra alla periferia di New York per fargli montare la sua inseparabile tenda beduina in occasione della sua prima partecipazione all’assemblea generale dell’Onu.

Niente di clamoroso rispetto a quanto accaduto in Italia con le visite del colonnello in epoca Berlusconi, quando arrivava circondato dalle sue amazzoni e – sempre nel 2009 – riuscì a piantare gratis la sua tenda dentro Villa Doria Pamphilj, il più grande parco pubblico di Roma. In quello stesso anno invece Gheddafi non trovò un posto sicuro per onorare la sua tradizione nel Central Park e neppure nell’Upper East side o a Englewood, nel vicino New Jersey.

Troppe proteste, anche per l’accoglienza trionfale che Tripoli, dopo il rilascio da parte delle autorità scozzesi, aveva riservato ad Abdelbaset Ali al-Megrahi, il cervello dell’attentato di Lockerbie, nel 1988 con 270 vittime.

Ma questo non impedì a Trump, ora alfiere della lotta al terrorismo, di rimediargli la tenuta con parco da una novantina di ettari di Seven Springs, una sua proprietà terriera a Bedford, una enclave per ricchi e famosi a poca distanza da New York.

Il colonnello libico non ci andò mai ma la vicenda sollevò curiosità e proteste. Fu eretta una grande tenda bianca, rivestita con disegni di palme e cammelli, e dotata di divani di cuoio e tavolini da caffè.

La struttura fu abbattuta dopo che le autorità locali minacciarono di fare causa a Trump ma poi fu ricostruita, anche se non fu mai utilizzata dal dittatore.

All’epoca il re del mattone prese le distanze dalla vicenda, sostenendo di non sapere che vi era coinvolto il leader libico. Ma due anni dopo cambiò tono vantandosi in tv (Fox e Cnn) di aver in qualche modo imbrogliato Gheddafi per avergli fatto pagare una cifra astronomica per un pezzo di terra che alla fine non poté usare.

“Mi pagò per una notte più di quanto il terreno potesse fruttare in uno o due anni”, dichiarò, compiacendosi per la beffa che Gheddafi non poté usarlo. “Questo è quello che dovremmo fare”, “Questo vuol dire essere intelligenti”, disse. Ora è tornato a vantarsi in una intervista con la Cbs nel programma “Di fronte alla nazione”: “mi pagò una fortuna e non è mai stato lì. E diventò una sorta di grande gioco””.

Il portavoce della campagna del tycoon, Hope Hicks, non ha risposto alle domande se Trump all’epoca fosse a conoscenza che stava trattando con Gheddafi e quanto guadagnò da quell’affare. Ma la vicenda conferma ancora una volta la sua propensione a mentire e ad essere spregiudicato negli affari: “segni particolari” che non hanno fermato la sua corsa alla nomination.