Giampiero Ventura: un ct di provincia. Col Torino la sua miglior stagione in A

Pubblicato il 07 giugno 2016 da redazione

ventura

ROMA. – ”Un maestro di pallone”. Una definizione, quella del presidente della Federcalcio, Carlo Tavecchio, che calza a pennello al profilo del 68enne Giampiero Ventura, che non sarà comunque il ct azzurro più anziano a ricevere l’incarico: il record resta a Fulvio Bernardini, chiamato nel ’74 a quasi 69 anni a ricostruire dopo il disastro mondiale in terra tedesca.

Un tecnico di certo di grande esperienza (nella stagione appena conclusa è stato l’allenatore più anziano della Serie A, alle spalle solo di Reja), che arriva sulla panchina più prestigiosa, senza aver mai ottenuto grandi risultati, perché ritenuto il più adatto per un nuovo progetto.

Una carriera da calciatore modesta quella di Giampiero Ventura, cominciata nelle giovanili della Sampdoria, senza mai riuscire ad approdare in prima squadra, e con una militanza quasi esclusivamente in Serie D, con l’eccezione della stagione 1970-1971 in Serie C con l’Enna, nella quale totalizza 9 presenze in campionato.

Poi a soli 28 anni la scelta della panchina, la sua vera passione: insegnare calcio. Comincia dalle giovanili della Sampdoria, per poi girare tutta la Liguria, da Albenga a Rapallo, da Chiavari a La Spezia. Poi Venezia, Lecce, Cagliari, Sampdoria, Udinese, Napoli, Verona, Pisa, Bari: insomma quella di Ventura è una vita spesa in provincia ad insegnare calcio.

Anzi, bel calcio: ”Io alleno per libidine”, è infatti la frase più famosa del tecnico genovese. Eppure la sua carriera da allenatore, cominciata oltre tre decenni fa sembrava in declino già a metà anni Duemila, dopo un paio di stagioni disgraziate. Invece il meglio doveva ancora venire.

Il rilancio in Serie B a Pisa, la consacrazione in Serie A a Bari dove Ventura diventa ”Mister libidine”: scopre Ranocchia e soprattutto Bonucci, chiude al 10/o posto col record di punti per il club biancorosso giocando forse il miglior calcio d’Italia. L’anno dopo c’è la parentesi infelice della retrocessione macchiata dallo scandalo calcioscommesse (da cui lui esce indenne).

Poi il Toro: in Piemonte si ferma cinque stagioni, diventando il tecnico più longevo e riportando i granata in Coppa. La cavalcata in Europa League nel 2014-2015 (eliminato negli ottavi dallo Zenit, dopo aver battuto fuori casa l’Athletic Bilbao) è stata il suo unico assaggio del grande palcoscenico europeo. Prima della nazionale naturalmente.

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