Padoan: 20 anni congelati, usciamo da una trappola infernale

Pubblicato il 08 giugno 2016 da redazione

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan a Palazzo Chigi in una foto dell'8 Aprile 2016. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan a Palazzo Chigi in una foto dell’8 Aprile 2016. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

ROMA. – Pier Carlo Padoan non ci sta a parlare di incertezza e rallentamento. Ancora una volta, l’ennesima nel giro di meno di una settimana, il ministro dell’Economia difende l’azione di politica economica del governo, definisce la crescita italiana in accelerazione, migliore anche di altri Paesi, e – abbandonando temporaneamente il suo tradizionale aplomb – usa parole decise.

L’Italia sta finalmente uscendo dalla “trappola infernale” che l’ha tenuta bloccata per 20 anni, scandisce, e lo sta facendo proprio grazie agli sforzi messi in campo dall’esecutivo con le riforme, con una politica di bilancio orientata allo sviluppo e nello stesso tempo con il pieno rispetto delle regole europee.

Da Bankitalia intanto si spinge: per il 2016 stima una crescita dell’1,1% e dell’1,2% nel 2017 e questo “va bene, perché rispetto ai segni meno del passato va bene, – dice il direttore generale di Bankitalia, Salvatore Rossi – ma è ovvio che non è abbastanza”.

E’ chiaro che “ci vuole uno scatto, bisogna passare da semplice ripresa a un rilancio dello sviluppo economico”. Dopo il taglio delle stime sul Pil arrivato proprio da Bankitalia e dopo il raffreddamento delle prospettive macro evidenziato ieri dall’Istat, Padoan si è comunque tolto qualche sassolino dalla scarpa.

L’Italia non sta uscendo “solo da una recessione profonda” che ha fatto arretrate il Pil di oltre 10 punti. L’Italia, ha insistito, “deve liberarsi da impedimenti strutturali che durano da almeno due decenni. Il Paese non deve semplicemente tornare ad avere una ripresa ciclica, deve aggredire le cause strutturali di debolezza e – ha puntualizzato – lo sta facendo”.

Per vedere i risultati, che saranno importanti, non serviranno decenni, ma “alcuni anni”, anzi alcuni “si stanno già vedendo” in questa fase.

Davanti all’ambasciatore americano John R. Phillips e ai rappresentanti dell’American Chamber of Commerce, il titolare di Via XX Settembre ha quindi rivendicato le riforme approvate e in corso di attuazione: il jobs act, le banche popolari e di credito cooperativo, la giustizia civile, la p.a., il fisco e soprattutto la riforma istituzionale, essenziale per far quadrare l’intero cerchio.

Padoan nomina anche il pacchetto Finanza per la crescita, ma solo quello già approvato lo scorso anno, non facendo invece riferimento, nemmeno nella successiva audizione in Commissione Attività produttive della Camera, alle nuove misure allo studio del governo, date fino a poco tempo fa per imminenti e poi rimandate.

Il programma di taglio delle tasse avviato comunque continuerà, nel rispetto del “sentiero stretto” a cui il governo è obbligato come “disciplinato” interprete delle regole di finanza pubblica imposte dall’Europa.

Ma per portare a termine tutto il lavoro avviato è altrettanto fondamentale, secondo il ministro, che l’azione del governo abbia un orizzonte temporale di medio periodo. La riforma della Carta servirà anche a questo, a dare la stabilità necessaria per non limitarsi ad interventi spot.

Alla modifica della Costituzione guarda peraltro anche Fitch, che in vista del referendum sospende il giudizio sugli altri interventi. L’agenzia di rating riconosce che in Italia “sono state approvate riforme del lavoro, del sistema elettorale, sui fallimenti aziendali e sull’istruzione, ma è ancora troppo presto per dire se queste riforme alzeranno significativamente il Pil nel lungo termine”.

In questo quadro, “l’esito del referendum di ottobre 2016 sarà fondamentale per determinare se la spinta alle riforme continua o va in stallo”.

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