Giornalisti e tifosi italo-venezuelani: opinioni contrastanti sulla designazione di Ventura

Pubblicato il 09 giugno 2016 da redazione

ventura

di Fioravante De Simone

CARACAS – Dopo settimane intense in cui si sono accavallate voci e ipotesi varie, finalmente è arrivato l’accordo per il nuovo tecnico della Nazionale Italiana. A ricoprire la delicata carica infatti sarà l’ex tecnico del Torino Giampiero Ventura: dal prossimo 10 luglio siederà sulla panchina azzurra con l’obiettivo di qualificarsi per il Mondiale 2018 e poi, eventualmente fare bene in Russia.

Appresa la notizia, abbiamo contattato diversi personaggi della nostra collettvità da giornalisti ad allenatori, senza dimenticarci dei più importanti: i tifosi italo-venezuelani.

“Ventura è un allenatore che ha una vasta esperienza rinnovando le squadre. Fino ad adesso ha allenato squadre piccole in serie A e B. L’unica cosa negativa è che nel suo palmares non ci sono titoli importanti. Adesso avrà l’ardua missione di rinnovare la squadra a lavori in corso, durante le qualificazioni. Da segnalare che nel nostro girone verso il mondiale, c’è nientemeno che la Spagna” ha commentato Jorge D’Angelo, tifosissimo degli azzurri ed assiduo lettore del nostro giornale.

“Veramente non c’era molto in giro. Ma secondo me, Ventura si toglierà diverse soddisfazioni alla guida della nazionale. L’esperienza ce l’ha” ci confessa Rodolfo Greco, allenatore dell’Accademia El Nula a San Cristóbal.

Quella di Ventura è una storia a lieto fine fatta di tanta grinta e professionalità. A sessantotto anni suonati infatti, dopo una carriera fatta di serie D, molta serie C ed infine serie A, finalmente Giampiero Ventura è riuscito a ricevere il merito di una carriera fatta di tanta gavetta.

Dopo l’esperienza da calciatore, il tecnico granata ha iniziato con la Sampdoria prima come allenatore delle giovanili poi come vice in prima squadra. Dopo il club di ligure sono arrivate le esperienze tra i dilettanti del Chiavari, Albenza e le presenze in serie C con Spezia e Pistoiese. Per il “tecnico giramondo” arrivano anche le panchine della serie B con il Venezia (1994-1995).

La svolta nella carriera da allenatore giunge quando nel 1997 è il Cagliari a dargli la possibilità di allenare una squadra di serie A. Dopo il Cagliari, Sampdoria, Udinese, Napoli (retrocesso in terza serie) e il Messina. Seguiranno poi il Verona, il Pisa ma soprattutto il Bari dove ha mostrato tutta la sua qualità nelle vesti di commissario tecnico. Dopo la grande stagione con il Bari arriva il Torino, squadra con cui rimane per cinque anni.

“Quando é stato pronunciato per la prima volta il nome di Ventura, molti in Italia sono rimasti di stucco, hanno pensato che fosse un nome in piú nella lista dove c’erano Fabio Cannavaro, Vincenzo Montella, Fabio Capello, Marcello Lippi, Eusebio Di Francesco ed altri. – racconta Sergio Biferi, voce della nostra Serie A nella Tv venezuelana negli anni ’90, aggiungendo –

A me in particolare piace Di Francesco. Lui ha fatto un’ottimo lavoro con il suo Sassuolo, però come si sa, nello stivale, per dare un lavoro alle nuove leve é difficile. E lo possiamo vedere anche nelle squadre del campionato a differenza di altri paesi europei.

E’ un malanno che il nostro campionato si trascina da diverso tempo e che poi si riflette nelle coppe europee ed a livello internazionale. Adesso vedremo il lavoro del genovese Ventura. Con il passare delle gare potremo tirar fuori le prime conclusioni. Adesso resta solo una grande incertezza, perché non credo ci siano innovazioni importanti”.

Stavolta è una decisione coraggiosa, quella del presidente federale. Perché Ventura non piaceva a molti, e non ci sono precedenti per una scelta simile. Negli ultimi decenni la nomina è spesso caduta sui “top allenatori“: Arrigo Sacchi, Giovanni Trapattoni, Marcello Lippi.

Lo stesso Tavecchio non si è sottratto a questa logica all’inizio del suo mandato, puntando su Conte. In alternativa o grandi vecchi, molto rappresentativi del pallone italiano (Cesare Maldini, Dino Zoff); oppure allenatori in rampa di lancio (Roberto Donadoni, Cesare Prandelli).

Giampiero Ventura non è nulla di tutto ciò, quanto piuttosto un maestro di pallone. Ha grande esperienza (nella stagione appena conclusa è stato il tecnico più anziano della Serie A, alle spalle solo di Reja, a 68 anni), ma non ha mai vinto nulla. Arriva sulla panchina più prestigiosa senza grandi risultati o pedigrèe per le sue idee, perché ritenuto il più adatto per un nuovo progetto. È una scelta low-cost (guadagnerà meno della metà di Conte).

“E’ una decisione rischiosa, che secondo me non é male. Attualmente, penso che nessun allenatore blasonato voglia allenare la nazionale e che poi non succeda come con Antonio Conte, che alla metá del ciclo ha abbandonato la nazionale per andare al Chelsea. Secondo me Conte ha fatto una brutta figura e all’Europeo non fará tanto bene, penserá solo a gonfiare il suo curriculum personale.

Anche se nella lista dei convocati ci sono calciatori freschi, che hanno giocato meno di 50 gare nelle stagione. Gli unici piú stanchi sono quelli della Juve. – spiega Enrique Veloccia, allenatore ed organizzatore in Venezuela di diversi Tryout, aggiungendo –

Ritornando alla decisione di Giampiero Ventura, lui non avrá guidato squadre riconosciute ma con il Torino ha fatto bene. Con i granata ha saputo rivalorizzare la squadra, con lui il Toro é diventata una squadra tosta ed ha fatto giocare molti giocatori giovani. Forse con il suo carattere riuscirá a far risorgere la nazionale.

Ventura é anche un allenatore a cui non trema la mano al momento di effetturare un cambio. Io lo vedo come un cambio positivo per la nazionale. Secondo me puó trasformare la nazionale in una squadra di operai cosí com’era quella di Lippi. Lui aiuterá a valorizzare i giovani e questo forse aiuterá anche a far risorgere il nostro campionato.

Molti volevano che l’allenatore post-Conte fosse uno tra Carlo Ancelotti o Massimiliano Allegri, sono tecnici vincenti, ma attualmente sono legati ad altre squadre, chissá che Ventura non sia un traghettatore che serva a plasmare una squadra vincente.

Dopo aver avuto sulla panchina degli azzurri tecnici come Prandelli e Conte: il primo ha fatto bene all’Europeo, poi al mondiale ha rimediato una figuraccia. Mentre Conte, ha mollato la nazionale prima della fine del contratto.

Io applaudo la decisione della FIGC nel scegliere Giampiero Ventura, lui fará bene con la nazionale”.

Dal canto suo Rocco Pecora, tifoso della nazionale che vive a San Cristobal, ci confessa: “Non so come si comporterá con la nazionale, ma con il Torino ha fatto un ottimo lavoro. I granata hanno disputato delle belle gare sotto la sua guida. Ma per poterlo giudicare bene, bisognerá attendere le prime gare della nazionale e vedere che gioco mostrerá”.

Venezia, Lecce, Cagliari, Sampdoria, Udinese, Napoli, Verona, Pisa, Bari: quella di Ventura è una vita spesa in provincia ad insegnare calcio. Anzi, bel calcio: “Io alleno per libidine”, è la frase più famosa del tecnico genovese. Del resto il mister ha dimostrato che la passione non ha età anche nella vita privata: a 68 anni la settimana scorsa ha sposato in Puglia la compagna Luciana.

La sua carriera da allenatore, cominciata quasi tre decenni fa a Pistoia, sembrava in declino già a metà Anni Duemila, dopo un paio di stagioni disgraziate. Invece il meglio doveva ancora venire. Il rilancio in Serie B a Pisa, la consacrazione in Serie A a Bari.

È qui che Ventura diventa “Mister libidine”, un po’ filosofo e un po’ Jerry Calà: scopre Ranocchia e Bonucci, fa segnare quasi 15 gol a Barreto, chiude al 10° posto col record di punti per il club biancorosso giocando il miglior calcio d’Italia. L’anno dopo c’è la parentesi infelice della retrocessione macchiata dallo scandalo calcioscommesse (da cui lui esce indenne).

Poi il Toro: in Piemonte si fermerà cinque stagioni, diventando il tecnico più longevo e riportando i granata in Coppa. La cavalcata in Europa League nel 2014-2015 (eliminato negli ottavi dallo Zenit, dopo aver battuto fuori casa l’Athletic Bilbao) è stata il suo unico assaggio di grande calcio. Prima della nazionale.

“Rispetto la decisione, ma non la condivido. Spero che Ventura, possa avere quella leadership e caricare lo spogliatoio. Credo che non ha avuto una carriera di rilievo per sedersi sulla panchina della nazionale, ma se non c’era altro… Mi preocupa che la nazionale non riesca a qualificarsi per il mondiale per non avere un commissario tecnico all’altezza. – confessa Antonino Cittadino, gionalista sportivo, che aggiunge –

Nel girone di qualificazione verso il mondiale c’é nientemeno che la Spagna e con giocatori che devono ancora crescere. L’Italia sará sempre l’Italia, però come ti ho detto prima, la mia paura è che non riesca a qualificarsi per il mondiale. Credo che tra i candidati c’era Mancini che poteva essere una buona opzione. l’ideale sarebbe stato Ancelotti, ma é sotto contratto con il Bayern Monaco. Gli auguro buona fortuna a Ventura e noi italo-venezolani staremo attenti alle sue gesta con la nazionale”.

Italo Di Prisco, grande appassionato di calcio ci dice: “Ventura non mi piace. Io speravo in un ritorno di Marcello Lippi. L’ex tecnico del Torino ha uno stile di gioco molto difensivo e poco progressista”.

Infine, Giancarlo Figliulo, voce delle radiocronache del Caracas Fc, ci dice: “La designazione di Ventura é il riflesso dell’attuale situazione del calcio italiano: ci sono grandi allenatori, ma non ci sono tanti giocatori bravi. Ottimi allenatori come Carlo Ancelotti che la prossima stagione allenerá il Bayern Monaco, Antonio Conte il Chelsea, Claudio Ranieri il Leichester ma credo che nessuno di loro voglia assumere la responsabilitá di guidare gli azzurri.

Io credo che Ventura sia stato scelto per un fatto di costi, ma penso che con lui la nazionale non riuscirá a qualificarsi al mondiale di Russia: questa nazionale ha la peggior media gol della sua storia appena 11 reti segnate dai suoi attaccanti prima dell’Europeo di Francia, basta pensare che quella che ha vinto il mondiale del 2006 ne aveva segnato 69.

L’ex tecnico del Toro ha esperienza, ma a differenza dei suoi predecessori non è vincente. Lippi veniva da un’ottimo periodo con la Juventus, Sacchi aveva vinto tutto il possibile con il MIlan, Conte con la Juve aveva fatto bene, ma ha lasciato la nazionale perchè gli mancava il campo, lui non voleva allenare ogni due o tre mesi.

Attualmente la nazionale é una sorta di patata bollente, le nazionali sono cosí, vedi Mourinho che non vuole allenare il Portogallo. Io penso che sará un allenatore di transizione, che in caso le cose vadano bene, i tecnici nominati prima accetteranno volentieri la guida della nazionale, ma prima di quello bisognerá attendere. Io spero che Ventura faccia bene il suo lavoro”.

Non mancano, però, le controindicazioni. Il tecnico genovese non ha alcuna esperienza ad alto livello. Arriva per portare la sua filosofia in nazionale, ma non è facile imprimere un’identità ritrovando giocatori diversi una volta ogni tre mesi.

Poi c’è il ruolo del supervisore, una doppia incognita a questo punto: un nome di peso rischia di essere una presenza ingombrante per il nuovo ct; specie se non dovesse più essere Lippi (principale sponsor di Ventura, ora bloccato dal conflitto d’interessi del figlio procuratore Davide), la convivenza potrebbe diventare difficile.

Un altro ostacolo sulla strada di Ventura: la sua avventura azzurra è cominciata nel peggiore dei modi. Con la pesante eredità di Conte da raccogliere. Il dubbio di non essere già la prima scelta di Tavecchio (che avrebbe preferito il ritorno di Donadoni, legato però al Bologna). Nessuno, però, potrà togliergli la libidine di allenare la nazionale: una panchina sognata per tutta la vita.

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