I figli di Berlusconi che guidano le sue aziende

Pubblicato il 10 giugno 2016 da redazione

Pier Silvio e Marina Berlusconi

Pier Silvio e Marina Berlusconi

MILANO. – Nel segno di Silvio ma ognuno con la sua impronta. Questa è la cifra impressa alla galassia Berlusconi da quando nel 1994 il capostipite è entrato in politica lasciando tutte le cariche sociali che ricopriva nelle sue imprese e i figli ne hanno raccolto il testimone: Marina la primogenita in Fininvest e Mondadori, Pier Silvio in Mediaset e Barbara nel Milan.

Nel suo solco ma cercando anche nuove vie, come l’asse con il gruppo di Vincent Bollorè in una dimensione più internazionale. Marina, la figlia maggiore, guida Fininvest già dal 2005, dopo la scomparsa di Aldo Bonomo e il passo indietro di Confalonieri. Una scelta per molti versi attesa e un segnale di continuità al vertice del gruppo del Biscione.

I passaggi importanti del suo ‘governo’ sono stati nel 1998 l’opposizione alla vendita del gruppo televisivo a Rupert Murdoch, la cessione della Standa e l’uscita dal settore immobiliare, con una redditività del gruppo in crescita.

Nel 2003, alla scomparsa di Leonardo Mondadori assume la presidenza della casa editrice. E’ anche questo un segnale forte della famiglia Berlusconi anche se l’azienda di Segrate è da sempre in mano ai manager, Maurizio Costa prima ed Ernesto Mauri poi.

Il 2013 è l’anno della svolta, Mondadori risanata guarda allo sviluppo e mette a segno nel 2016 due operazioni importanti, l’acquisizione dei libri Rizzoli e di Banzai Media.

In Mediaset il cambio della guardia avviene di fatto ormai 16 anni fa, nel 2000 quando Pier Silvio Berlusconi, il secondogenito, diventa vicepresidente. In questi anni è quasi raddoppiato il fatturato (da circa 2.364 milioni di euro a 3.524 milioni nel 2015) ma soprattutto da televisione con tre reti è stata trasformata in una vera media company.

Pier Silvio si è guadagnato sul campo la leadership dimostrando, si dice nei corridoi di Cologno Monzese, al di fuori del cognome che porta il coraggio e la capacità di investire. Ultimo atto l’alleanza con Vivendi per lanciare la sfida agli ‘over the top’ americani.

Quella con Bollorè è un amicizia nata ai tempi in cui Silvio Berlusconi era presidente del Consiglio, quasi un’altra Italia ma la stima e l’amicizia, dicono in ambienti finanziari, sono rimaste. Non è un disimpegno della famiglia Berlusconi dai media, “assolutamente no! Tutt’altro, la volontà è quella di investire e spingere: è il primo passo verso un’apertura europea” ha detto Pier Silvio nei giorni dell’accordo.

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