L’America si ferma per l’addio ad Ali. Scoppia il caso Erdogan

Pubblicato il 10 giugno 2016 da redazione

A collage of Muhammad Ali images is displayed as a visitor is reflected in the glass while looking over a makeshift memorial to Ali at the Muhammad Ali Center Thursday, June 9, 2016, in Louisville, Ky.  (ANSA/AP Photo/David Goldman)

A collage of Muhammad Ali images is displayed as a visitor is reflected in the glass while looking over a makeshift memorial to Ali at the Muhammad Ali Center Thursday, June 9, 2016, in Louisville, Ky.
(ANSA/AP Photo/David Goldman)

NEW YORK. – Ali, Ali, Ali. E’ interminabile la catena umana che ai bordi delle strade di Louisville, in Kentucky, accompagna l’ultimo viaggio del campione verso lo storico cimitero di Cave Hill. Tutti scandiscono il suo nome, molti sono in lacrime. Le vie dove passa il corteo funebre tappezzate con petali di rosa.

L’addio al più grande di sempre – come è tornato a definirlo Barack Obama con un video postato su Facebook – è proprio come lui lo aveva immaginato: una splendida giornata di sole, e un enorme bagno di folla senza distinzione di razze, di religioni, di età.

Fuori Lousville c’è un intero Paese che per un attimo si è fermato per rendere omaggio al mito. Milioni di americani incollati davanti alla tv per seguire almeno una parte della cerimonia svoltasi nell’enorme ‘Yum Kc Center’, dove si accalcano almeno 20mila persone.

Circa 300 le personalità del mondo della politica, dello sport, dello spettacolo presenti. Tra queste l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, incaricato dell’orazione funebre, e le star di Hollywood Billy Crystal e Will Smith, che ha magistralmente interpretato Ali sul grande schermo.

A stringersi attorno alla famiglia di Ali – dalla moglie ai nove figli, a due delle sue ex mogli – anche due eredi sul ring: Mike Tyson e Lennox Lewis. All’esterno altre migliaia di persone. Molte anche davanti alla casa natale di Ali, anch’essa sommersa di fiori e ghirlande intrecciate, per ricordare non solo il campione che ha interpretato ai massimi livelli l’arte della boxe, ma anche il campione dei diritti civili.

E altre persone ancora davanti al cimitero dove nel corso di una cerimonia privata, senza telecamere, è stata sepolta la bara di legno di ciliegio di Ali, avvolta in un velo dalla simbologia islamica.

L’unica nota stonata della giornata il caso Erdogan. Il premier turco, come il re di Giordania Abdullah II, era tra gli invitati, ma avrebbe lasciato gli Usa in fretta e furia senza partecipare alla cerimonia interreligiosa d’addio.

Il motivo? Si sarebbe offeso per quella che avrebbe definito una mancanza di rispetto da parte degli organizzatori. Cosa sia successo veramente non è chiaro. Molte le versioni che circolano sui media, tra cui quella che ad Erdogan non sia stato permesso di porre sulla bara di Ali un pezzo di stoffa proveniente dalla Kaaba, l’antica costruzione al centro della Mecca, il luogo più sacro dell’Islam.

Altri invece parlano di un Erdogan infuriato perché gli sarebbe stato negato il permesso di leggere un passo del Corano durante la cerimonia. Come non bastasse, si sarebbe verificato anche un parapiglia tra le guardie del corpo del presidente turco e alcuni agenti del Secret Service.

Un episodio al limite dell’incidente diplomatico, visto che il Secret Service è il corpo votato alla protezione delle più alte cariche dello stato americano a partire dal presidente e dagli ex presidenti degli Stati Uniti.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)

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