Renzi, con il no al Referendum governabilità a rischio

Pubblicato il 10 giugno 2016 da redazione

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi durante il suo intervento al 46° Convegno dei Giovani Industriali di Santa  Margherita Ligure (Genova), 10 giugno 2016. ANSA/LUCA ZENNARO

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi durante il suo intervento al 46° Convegno dei Giovani Industriali di Santa Margherita Ligure (Genova), 10 giugno 2016. ANSA/LUCA ZENNARO

S.MARGHERITA LIGURE. – “Il referendum costituzionale non è lo spartiacque sul futuro di un presidente del Consiglio o di un altro, ma è lo spartiacque per capire se il Paese è governabile o no”. Matteo Renzi parla ad una platea che sente fortemente suo il fronte per le riforme, e che su questa strada è pronta a sostenerlo.

L’incontro tra il premier ed i Giovani Imprenditori di Confindustria, al tradizionale convegno di Santa Margherita Ligure, è in un clima di sintonia: si danno del tu, tante le domande dalla sala gremita ed il premier che si sofferma più volte a scherzare tra una risposta e l’altra, in un’ora e mezza di dialogo.

“C’è una domanda anche cattiva?”, scherza Renzi, che pungola le imprese: “Smettiamola di lamentarci e mettiamoci a lavorare”, “rimbocchiamoci le maniche”. E garantisce: “Chi fa l’imprenditore non senta lo Stato come un ostacolo”, può anzi essere “il suo principale alleato”.

La sintonia tra l’azione fin qui portata avanti dal governo e gli industriali è in poche parole: “Voi parlavate dell’articolo 18 nei vostri convegni. Non c’è più”. E’ anche l’occasione per un confronto a distanza con il presidente dell’Anm, Piercamillo Davigo, che sullo stesso palco ed alla stessa platea ha parlato poche ore prima.

Contro la corruzione servono poteri che la Costituzione riserva alla magistratura, e che quindi l’Anac di Raffale Cantone non ha, dice Davigo. “Rispetto tutte le opinioni ma penso che l’Anac di Raffaele Cantone sia particolarmente utile. Se non ci fosse stata Anac non saremmo intervenuti su Mose ed Expo, centinaia di appalti sarebbero finiti in un vicolo cieco”, ribatte Renzi.

E ancora, sul codice degli appalti: “E’ tutta roba che non serve a niente”, incalza il magistrato. E il premier: strumenti “utili”, “a me pare si sia fatto un passo avanti non indietro”. Nei prossimi 10 anni, dice ancora Renzi, ci sarà un “nuovo paradigma produttivo e anche economico, ci saranno molte opportunità in più e molti problemi nuovi, molti vincenti e molti perdenti.

Se l’Italia prova a cambiare profondamente e rimettersi in gioco, credo che abbia le caratteristiche di essere fra quelli che saranno i nuovi vincitori”. E’ una Italia che oggi “deve tornare a credere che possa farcela”, e “lo spirito di impresa è un punto chiave”, dice ancora agli imprenditori under 40.

Renzi accenna a più misure del Governo a favore delle imprese, e sul fronte del fisco sottolinea l’obiettivo della semplificazione. Quello della zavorra delle tasse è un fronte su cui giovani di Confindustria, nella relazione del presidente Marco Gay, lo hanno incalzato ancora: “Ci aspettiamo dal Governo serietà e coerenza per realizzare nella prossima legge di stabilità il taglio dell’Ires di quattro punti, come era stato promesso”.

Il tema della riforma della contrattazione per rilanciare la produttività è uno dei più sentiti oggi in via dell’Astronomia. Anche qui il premier è in sintonia: dopo la “spinta alla flessibilità” adesso “occorre un grandissimo investimento sulla produttività”, un obiettivo che è “affidato alla contrattazione delle parti, anche se noi siamo pronti a intervenire se necessario”, dice alla platea sottolineando anche che “nella testa di Padoan, Calenda e Nannicini, una squadra di cui sono fiero che lavora su settori economici, la produttività è la priorità nella legge di stabilità”.

Un cenno anche al progetto di integrare Anas e Fs: “Pensate se si mettessero insieme, pensatelo in Italia ma soprattutto all’estero. All’estero c’è un sacco di ricchezza che stiamo buttando via… c’è da divertirsi”.

E ancora, sui cavalli di battaglia del pressing degli industriali sul Governo: “Non guardate alla pubblica amministrazione come un ostacolo insormontabile, siamo a metà dell’opera”; e sugli investimenti per le infrastrutture da rilanciare dice: “Siamo tornati a 58 miliardi a biennio, siamo a metà strada tra il momento pre-crisi (40 miliardi nel 2008) ed il punto più basso della crisi nel 2012-2013 (quando si erano dimezzati)”.

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