Il Pd riapre riflessione sull’Italicum. Si deciderà dopo i ballottaggi

il segretario del PD Matteo Renzi
il segretario del PD Matteo Renzi
il segretario del PD Matteo Renzi

ROMA. – Dopo il “non possumus” di Renzi e Boschi, ribadito nelle ultime 48 ore, sull’ipotesi di modificare l’Italicum, una inaspettata, seppur cauta, apertura è arrivata dal capogruppo del Pd in Senato Luigi Zanda, apprezzata dagli alleati di governo e dalla minoranza Dem. Gli sviluppi di questa mossa dipenderanno dall’esito dei ballottaggi.

In una intervista a “Repubblica” Zanda ha detto, come pure Renzi l’altro ieri, che personalmente preferisce il Mattarellum o il doppio turno di collegio, cioè il modello francese. Ma “il Pd i voti in Parlamento per questo tipo di sistema elettorale non li aveva e non li ha” ha ricordato, e l’Italicum “è il frutto del compromesso migliore”.

Ed ecco l’apertura: “Io non chiudo a modifiche migliorative ma chiedo a chi le propone di indicare le forze parlamentari con cui possono essere approvate”.

Un plauso è venuto subito dagli alleati. Sia Giampiero D’Alia (Ap) che una nota di Scelta Civica, hanno sottolineato come una modifica all’Italicum rafforzerebbe il fronte del sì al referendum costituzionale di ottobre. E su questo anche il bersaniano Federico Fornaro concorda.

E’ infatti il combinato disposto tra riforma costituzionale e Italicum a non piacere a un discreto numero di critici. D’Alia poi, invitando tutti a “sedersi” per discutere, osserva che l’Italicum con il premio alla lista vincente è disegnato su un sistema bipolare che ormai non esiste più.

Non modificarlo, allora, rischia di “cacciare nell’astensionismo” molti elettori, mentre “la nostra democrazia ha semmai bisogno di più partecipazione”.

Fornaro, esperto in sistemi elettorali, invita Renzi a riflettere su un aspetto emerso alle amministrative: l’unico partito ad escludere sempre e comunque alleati è M5s, mentre il Pd in tutti i comuni costruisce coalizioni, magari solo con liste civiche. E le sue difficoltà aumentano laddove è più stretta la coalizione.

Insomma l’Italicum “è tagliato su misura sul M5s” e non certo sul Pd che invece diventa più competitivo se si coalizza. Quindi su un premio di maggioranza da assegnare alla coalizione anziché alla lista vincente “deve riflettere l’intero Pd e non solo la minoranza interna”.

L’argomento sollevato da Fornaro in effetti ronza nelle orecchie della maggioranza interna del Pd dopo il primo turno delle amministrative. Anche il plateale dubbio del ministro Galletti se, al ballottaggio di Bologna, appoggiare il candidato del Pd o della Lega, è stato letto in casa Dem come un invito a riflettere sulla legge elettorale.

L’uscita di Zanda, quindi non è casuale. Gli sviluppi dipenderanno molto dal comportamento degli elettori ai ballottaggi. Gli elettori moderati, a Roma e Torino, appoggeranno i candidati del Pd o quelli di M5s? E cosa faranno quegli elettori che si sono astenuti al primo turno?

I ballottaggi, insomma, vengono visti come una “simulazione” dell’eventuale secondo turno dell’Italicum. Dalle risposte a questi interrogativi dipenderà l’apertura o meno del cantiere della legge elettorale.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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