Dopo Orlando, Parigi. Nuovo flop sui lupi solitari

Pubblicato il 14 giugno 2016 da redazione

Orlando

PARIGI. – Dopo Orlando Parigi. Nuovo flop degli 007 sui lupi solitari. Schedati, seguiti, intercettati, ma fermarli tutti è praticamente impossibile. Come Omar Mateen, il killer affiliato allo Stato islamico che in Florida ha colpito la comunità gay uccidendo 49 persone, anche Larossi Aballa, il jihadista venticinquenne che ha ucciso una coppia di funzionari di polizia nell’hinterland di Parigi era ben noto alla polizia.

Dopo aver scontato il carcere dal 2013 per il suo coinvolgimento in una filiera jihadista in Pakistan, il ragazzo con passaporto francese non era uscito dal mirino dell’antiterrorismo. Negli ultimi mesi era coinvolto in un’inchiesta su un’altra filiera jihadista siriana ed era seguito dalla SDAT, la Direzione antiterrorismo. Inoltre, era schedato “S”, il livello che indica gli individui radicalizzati a rischio.

Secondo I-Télé, mentre in Francia si levano gli interrogativi su un nuovo flop degli 007, sotto controllo c’era anche la sua utenza telefonica. Per Marc Trévidic, ex magistrato dell’antiterrorismo di Parigi, si tratta di una vecchia conoscenza: “Fui io stesso ad interrogarlo e a iscriverlo nel registro degli indagati” nell’ambito dell’indagine sulle filiere pakistane, racconta al Figaro.fr, aggiungendo:

“Voleva combattere la jihad questo è sicuro, si era addestrato in Francia non militarmente ma fisicamente. Concretamente però, all’epoca, a parte le cattive frequentazioni e qualche footing per curare il fisico, non c’era molto da un punto di vista penale”.

Pressoché impossibile, dunque, trattenerlo in gattabuia. Del resto, da quando ha ritrovato la libertà, il ragazzo di Mantes-La-Jolie ha fatto in modo di non destare sospetti. Nel gennaio scorso ha addirittura aperto un fast-food. Una vita apparentemente banale, insomma, proprio come tanti altri che da un momento all’altro sono passati all’azione.

Ancora fresca nella memoria è la sanguinaria spedizione della coppia killer di San Bernardino o gli spietati fratelli ceceni Dzhokar e Tamerlan Tsarnaev, gli stragisti della maratona di Boston del 2013.

L’Isis e i social network hanno portato a una evoluzione in senso sempre più letale del fenomeno del terrorista “fai da te” da quando nel dicembre 2001, ancora con le macerie delle Twin Tower, l’attentatore solitario Robert Reid, ispirato da al Qaida, tentò di far saltare in aria il volo Parigi Miami con l’esplosivo che aveva nascosto nelle scarpe.

Da Reid, inglese-giamaicano finito a scontare un ergastolo nel carcere di massima sicurezza di Florence in Arizona fino a tanti altri, come Mohammed Merah (Tolosa e Montauban), i fratelli Kouachi (Charlie Hebdo), Amedy Coulibaly (HyperCacher) o molto prima il nigeriano 23enne Umar Faruk Abdulmutallab, indottrinato da Anwar al-Awlaki, l’imam radicale americano-yemenita ucciso da un drone Usa nel 2011 in Yemen.

Umar, ragazzo di buona famiglia, studente di ingegneria a Londra, aveva nascosto il plastico nelle mutande prima di imbarcarsi sul volo di Natale 2009 Amsterdam-Detroit: complotto sventato, a differenza dell’azione di Nidal Malik Hasan, medico dell’esercito Usa di origini palestinesi. Nel 2008 fece strage a Fort Hood: 13 morti e 32 feriti. Anche lui era un discepolo di Awlaki.

(di Paolo Levi/ANSA)

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