Afghani d’America, dopo Orlando siamo tornati all’11 settembre

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NEW YORK. – Per gli afghani d’America è stato uno dei giorni più bui, proprio come 15 anni fa quando hanno scoperto che gli attacchi nel 2001 erano stati organizzati dall’Afghanistan, da al Qaeda. “Non importa cosa lo ha spinto – ha detto Waheed Momand, presidente della maggiore non profit afghana degli Usa – è sbagliato. Ci dispiace per le vittime e ci dispiace per il dolore delle loro famiglie. Il fatto che questa persona fosse di origine afghane ci fa sentire anche peggio”.

“E’ stato come tornare indietro all’11 settembre”. A Little Kabul a Fremont in California, casa della più grande comunità afghana degli Stati Uniti, regnano rabbia, shock e sconforto per la strage commessa a Orlando da Omar Mateen, un loro connazionale.

In città c’è anche chi teme ripercussioni contro la comunità afghana. “Avevo qualche timore ad uscire dopo la strage – ha detto Mojgan Mohammad Partes, titolare di un forno – la gente è arrabbiata ed è comprensibile”.

Ma non ci stanno ad essere giudicati tutti colpevoli. “La gente non dovrebbe giudicare gli afghani – commenta Bilal Miskeenyar, un residente di Fremont – da una sola mela marcia”. A suo avviso ciò che ha spinto Mateen a compiere una simile mattanza è stato l’odio.

A Fremont gli afghani sono arrivati dopo l’invasione russa nel 1979 la California ha aperto le porte a coloro che avevano lo status di rifugiati politici. Da allora si sono perfettamente integrati ed ora non ci stanno ad essere giudicati tutti colpevoli.

E proprio come immediatamente dopo gli attacchi dell’11 settembre, anche in questo caso a Fremont è in programma una veglia e una cerimonia interreligiosa per ricordare le vittime e per condannare ogni forma di terrorismo.

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